Il suono della campanella programmato per il prossimo 16 settembre sancirà il ritorno tra i banchi per 154.905 studenti abruzzesi. Dietro la consueta atmosfera di inizio anno scolastico, tuttavia, i corridoi e le aule della regione si preparano ad accogliere un numero sempre più ridotto di ragazzi: rispetto allo scorso settembre, quando gli iscritti erano 158.432, l'Abruzzo perde 3.527 alunni in un solo anno scolastico, con una flessione pari al 2,23%.
Non si tratta di una variazione isolata, ma della prosecuzione di un trend demografico che incide in modo diretto sull'organizzazione degli istituti, sulla composizione delle classi e sulla sopravvivenza dei plessi nei piccoli centri montani e nelle aree interne.
Il bilancio degli ultimi otto anni: 18.216 banchi vuoti
Allargando lo sguardo al recente passato, la dimensione del calo appare ancora più evidente. Nell'anno scolastico 2018/2019 la popolazione studentesca regionale contava 173.121 iscritti. Nel corso di otto anni, il saldo negativo complessivo ha raggiunto le 18.216 unità, pari a una contrazione del 10,5% dell'intera platea scolastica regionale.
La curva delle iscrizioni non ha mai registrato inversioni di rotta, mostrando una costante discesa:
- 2018/2019: 173.121 studenti
- 2019/2020: 171.501 studenti
- 2020/2021: 169.425 studenti
- 2021/2022: 167.616 studenti
- 2022/2023: 165.148 studenti
- 2023/2024: 163.790 studenti
- 2024/2025: 160.852 studenti
- 2025/2026: 158.432 studenti
- 2026/2027: 154.905 studenti previsti
Il ritmo del decremento mostra inoltre una recente accelerazione: tra il 2024/2025 e il 2025/2026 la diminuzione era stata di 2.420 alunni, mentre nell'ultimo passaggio annuale la perdita è salita a 3.527 unità.
La mappa provinciale: dove pesano i cali maggiori
La flessione delle iscrizioni non si distribuisce in maniera uniforme su tutte le province della regione. Oltre il 70% della perdita complessiva dell'ultimo anno si concentra sull'asse costiero e metropolitano formato da Chieti e Pescara.
Nella provincia di Chieti, che resta comunque il territorio con la popolazione scolastica più consistente, si rileva la contrazione più marcata: gli iscritti passano da 45.348 a 44.048, registrando 1.300 studenti in meno in un anno. Il confronto con il 2018, quando gli studenti erano 51.544, evidenzia una riduzione di 7.496 alunni (-14,5%).
A Pescara la popolazione scolastica scende da 42.064 a 40.796 studenti, con un decremento di 1.268 unità (-3%). Complessivamente, le due province registrano una diminuzione combinata di 2.568 studenti.
In provincia di Teramo gli alunni passano da 37.009 a 36.289, con una flessione di 720 ragazzi nell'ultimo anno e un calo di 3.561 iscritti rispetto agli otto anni precedenti (circa il 9% in meno).
Il territorio provinciale de L'Aquila registra invece una variazione più contenuta su base annua, passando da 34.011 a 33.772 iscritti (239 studenti in meno, pari allo 0,7%). Rispetto al 2018, quando gli alunni erano 36.573, il dato segna una diminuzione complessiva di 2.801 iscritti (-7,7%).
La tenuta dei presidi nelle aree interne
Se nei centri urbani maggiori il calo numerico si traduce principalmente in una ridefinizione delle sezioni o in accorpamenti amministrativi, nelle aree montane e nei comuni interni la perdita di iscritti comporta conseguenze più profonde sulla continuità dei servizi educativi di prossimità.
Nelle zone a minore densità abitativa, la scuola rappresenta uno dei principali punti di riferimento per la coesione della comunità locale. La progressiva riduzione delle nascite e degli iscritti mette sotto pressione i plessi periferici, comportando distanze maggiori da percorrere per il trasporto scolastico e incidendo sulle scelte di permanenza delle famiglie sul territorio.




