AMP
Scuola

Alberghetti, il preside Macciantelli saluta Imola con un libro

04 settembre 2026 di Vincenzo Schirripa

Quattro anni di scuola, riletti pagina dopo pagina come un diario di bordo. Li ha messi nero su bianco Marco Macciantelli, dirigente scolastico dell'Istituto superiore "Francesco Alberghetti" di Imola, che il 1° settembre andrà in pensione e ha voluto lasciare un segno del suo passaggio: un libro dal titolo C'era una volta una "Scuola di Arti e Mestieri", c'è ancora e guarda al futuro. Diario di bordo 2022-2026, edito da Il Nuovo Diario Messaggero.

Non un saggio sulla scuola in generale, ma un racconto in presa diretta di un istituto nato nell'Ottocento e ancora oggi punto di riferimento per la formazione professionale del territorio imolese. Macciantelli lo spiega così: «Sono trascorsi quattro anni scolastici e, in vista della pensione che scatterà il primo settembre, ho sentito l'esigenza di fare il punto sul lavoro svolto. È insolito che questo accada, a maggior ragione mi è sembrato un segno di rispetto verso l'Alberghetti e l'intera comunità di Imola».

Un "diario di bordo" tra atti, protocolli e ricordi

Il volume non è un'autocelebrazione, né un manuale di diritto scolastico. È il rendiconto di chi ha guidato una comunità educante fatta di docenti, personale Ata, studenti e famiglie. Tra le pagine trovano spazio atti amministrativi e protocolli, ma anche aneddoti, riflessioni e un pensiero rivolto a tutti coloro che hanno popolato l'istituto in questi anni: «Dal Collegio dei docenti al Consiglio di istituto passando per i singoli Consigli di classe — scrive Macciantelli —. Con un pensiero agli studenti che hanno frequentato l'Alberghetti negli ultimi quattro anni, ai loro genitori, a tutti i docenti e al personale Ata».

Un ringraziamento collettivo che attraversa le pagine come un filo rosso, ma soprattutto un atto di memoria condivisa: raccontare la scuola per come è stata vissuta, non per come compare nelle circolari.

L'ombra di Alberghetti e i 39 falegnami del 1881

Al centro di tutto c'è la figura di Francesco Alberghetti, l'imprenditore che nell'Italia post-unitaria intuì la necessità di legare formazione e mondo del lavoro. Una "felice intuizione", la definisce Macciantelli, capace di creare i presupposti per «una fertile relazione tra profili professionali forniti dalla scuola e intrapresa produttiva». Un'eredità che, dal 1881, non ha mai smesso di rinnovarsi.

Le cifre raccontano il cammino meglio di qualsiasi aggettivo. Nel dicembre di quell'anno la prima classe contava 39 iscritti, avviati a diventare falegnami ebanisti e intagliatori, fabbri, tipografi, orefici, vetrai, scalpellini e orologiai. Oggi l'istituto, dopo quasi centocinquant'anni, ne ospita 1.622: una crescita che testimonia come la stessa idea — formare mani e menti per il territorio — sia ancora attuale. Una scuola che ha accompagnato lo sviluppo economico dell'area imolese nell'ultimo secolo, e che oggi è proiettata verso le professioni del futuro.

Un arrivederci, non un addio

Il libro arriva proprio mentre Macciantelli si prepara a lasciare la scrivania di preside. Ma il tono non è quello della chiusura: è quello della consegna. Chi prenderà il suo posto troverà un istituto che ha raddoppiato le proprie radici —memoria storica da un lato, attualità dall'altro — e una comunità che ha imparato a raccontarsi.

In un'epoca in cui la scuola italiana discute spesso di sé stessa solo attraverso numeri, burocrazia e classifiche, la decisione di un dirigente di scrivere un diario di bordo prima di andare in pensione suona come un piccolo atto di resistenza. Non un bilancio aziendale, ma un gesto di affetto verso un luogo e le persone che lo abitano.

Il futuro dell'Alberghetti

Il volume, come suggerisce il titolo stesso, non guarda solo indietro. La terza parte del sottotitolo — "guarda al futuro" — è una dichiarazione d'intenti: l'Alberghetti continuerà a formare professionisti capaci di dialogare con il tessuto economico locale, portando avanti l'intuizione originaria del fondatore.

Intellà una scelta che, nel silenzio delle pagine, dice qualcosa di più ampio: che la buona scuola si misura anche dalla voglia di lasciare traccia. E che un arrivederci può valere quanto un discorso di fine anno.

La notizia è ripresa dal Resto del Carlino – edizione di Imola.

Tags: cronaca dirigenti scolastici buoni libro
Condividi:

Segui News Istruzione su Google News

Resta aggiornato sulle ultime notizie dal mondo della scuola

Segui

Visualizza versione completa