Una bambina afghana vestita da fatina, due bimbi con l'acconciatura tradizionale pakistana e decine di famiglie riunite sul prato con i piatti tipici delle proprie terre d'origine. Nel parco della scuola primaria Leopardi di Ferrara non si è tenuta soltanto la festa di fine corso di un laboratorio linguistico, ma la celebrazione di un percorso quotidiano che da diciotto anni trasforma la scuola pubblica in un ponte tra culture e un punto d'ingresso fondamentale nella comunità civile.
L'edizione 2026 della scuola estiva di italiano per stranieri si è chiusa ufficialmente lo scorso 13 agosto, lasciando in eredità numeri significativi e un forte messaggio pedagogico. Durante le settimane estive, oltre cento protagonisti — tra bambini, ragazzi e mamme — provenienti da 19 Paesi diversi hanno frequentato le lezioni per apprendere le basi della lingua italiana, elemento imprescindibile per poter iniziare l'anno scolastico con serenità, migliorare l'autonomia personale e favorire la partecipazione sociale. La comunicazione ufficiale sull'edizione 2026, svoltasi dal 6 luglio al 13 agosto presso la scuola Leopardi, conferma la partecipazione di 91 alunni e 25 adulti, frutto di una rete che coinvolge il Comune di Ferrara, l'Istituto Comprensivo Govoni, Viale K, Cidas, Il Germoglio, il CPIA e l'ANOLF.
Dall'impegno istituzionale a una rete cittadina
La nascita di questa esperienza educativa risale al 2009 e nasce da una progettualità condivisa tra istituzioni e Terzo settore per rispondere alle esigenze di una popolazione scolastica in costante mutamento. La necessità di fornire strumenti linguistici condivisi agli alunni arrivati in Italia da pochi giorni o settimane ha spinto il territorio a strutturare un percorso che evitasse il rischio di isolamento nei primi mesi sui banchi.
Da quella necessità è nata una sinergia tra il mondo dell'insegnamento e il terzo settore locale. L'associazione Viale K ha collaborato fin dalle prime fasi, strutturando un primo modulo estivo per coprire i mesi di sospensione delle lezioni tradizionali. Negli anni, il progetto si è consolidato attraverso un'ampia rete istituzionale e sociale che ha visto collaborare attivamente l'amministrazione comunale di Ferrara, la cooperativa Cidas, Il Germoglio, l'Anolf e il Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti (CPIA).
In diciotto anni consecutivi di attività, il progetto ha visto una partecipazione costante che ha portato alla celebrazione della 18ª edizione nel 2026, confermando l'efficacia del modello di alfabetizzazione e orientamento sociale proposto.
"Guardare avanti": il valore pedagogico dell'inclusione linguistica
I risultati raggiunti nell'estate 2026 confermano la centralità dell'apprendimento linguistico immediato per contenere la dispersione scolastica e favorire la coesione sociale nelle classi multiculturali. Imparare la lingua durante i mesi estivi consente agli alunni neoarrivati di presentarsi alla prima campanella di settembre con una prima autonomia espressiva, fondamentale anche per la socializzazione con i compagni di classe.
«La nostra comunità è ormai multiculturale, questa è la prossima sfida», spiega Domenico Bedin, punto di riferimento dell'associazione Viale K. «Prima di tutto questo progetto indica che la comunità ferrarese è multietnica e che bisogna pensare a un futuro dove tutti sono protagonisti. Poi dimostra che il denaro pubblico andrebbe investito sempre più sulla scuola pubblica. Infine, che l'immigrazione non è un problema da esorcizzare, ma la sfida più fruttuosa ed esaltante che siamo chiamati ad affrontare».
Al termine del percorso, la consegna dei diplomi di partecipazione si è svolta nel parco del plesso Leopardi in un clima di festa condivisa tra famiglie, educatori e volontari. L'esperienza ferrarese rimane un modello di continuità didattica territoriale che dimostra come l'integrazione reale passi prima di tutto dai banchi di scuola e dal diritto primario alla parola.




