In Veneto è scontro politico sulla riorganizzazione dell'assistenza scolastica per gli alunni con disabilità, dopo la decisione della Giunta regionale di superare il rapporto individuale uno a uno tra operatore e studente. L'opposizione ha depositato un'interrogazione per chiedere chiarimenti sul rischio che un singolo operatore socio-sanitario (OSS) o addetto all'integrazione debba farsi carico contemporaneamente di più alunni con disabilità gravissime.

La delibera della discordia: cosa prevede il nuovo modello

Al centro della polemica c'è la deliberazione della Giunta regionale n. 835 dello scorso 28 luglio. Il provvedimento introduce un nuovo modello organizzativo per il servizio di integrazione scolastica destinato agli alunni con disabilità. La novità principale consiste nel superamento del rigido rapporto individuale operatore-alunno, sostituito dall'accorpamento delle ore di assistenza in un unico "monte ore" assegnato direttamente all'istituto scolastico.

Secondo la Giunta regionale, questa misura rappresenta un'importante innovazione capace di dare maggiore flessibilità alle scuole. Di parere opposto sono le forze di minoranza e i rappresentanti dei lavoratori, che temono un progressivo depotenziamento del servizio e una riduzione dell'efficacia del supporto personalizzato per i casi più complessi.

L'interrogazione in Consiglio regionale: i rischi per l'inclusione

Ieri, venerdì 21 agosto, il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) in Consiglio regionale, Carlo Cunegato, ha depositato un'interrogazione formale indirizzata alla Giunta. Il documento esprime forte preoccupazione per le ricadute pratiche che questa riorganizzazione potrebbe avere sulla quotidianità scolastica delle famiglie e degli studenti più fragili.

"La chiamano riforma, 'vera innovazione', ma quando leggiamo di un superamento del rigido rapporto individuale operatore-alunno non possiamo che preoccuparci", ha dichiarato Cunegato nel comunicato ufficiale diffuso sul portale di Europa Verde Veneto. "La domanda che poniamo alla Giunta è molto semplice: significa che ogni OSS si troverà in carico più studenti con disabilità gravissima? Questo è un rischio che va a tutti i costi scongiurato."

L'opposizione sottolinea che la creazione di un monte ore d'istituto, in assenza di nuove risorse finanziarie e di nuove assunzioni, si tradurrà inevitabilmente in un sovraccarico di lavoro per gli operatori e in una perdita di ore di assistenza effettiva per i singoli alunni.

La differenza tra sostegno e assistenza specialistica

Per comprendere appieno la portata del dibattito, è utile ricordare la distinzione tra le diverse figure che si occupano di inclusione scolastica. Mentre il docente di sostegno è un insegnante a tutti gli effetti, nominato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito con compiti prevalentemente didattici, l'assistente specialistico (come l'OSS o l'educatore) è una figura focalizzata sull'autonomia, sulla comunicazione e sull'assistenza igienico-personale.

Questi ultimi professionisti non dipendono direttamente dal Ministero, ma vengono garantiti dagli Enti Locali (Comuni e Province/Città Metropolitane) attraverso convenzioni con cooperative esterne o aziende sanitarie. Proprio per questo motivo, le regole di ingaggio, i contratti e le modalità di erogazione del servizio variano notevolmente da regione a regione, creando forti disparità sul territorio nazionale.

La fuga del personale e la precarizzazione del settore

L'interrogazione accende i riflettori anche sulle difficili condizioni contrattuali in cui versa il personale addetto all'assistenza scolastica, composto in gran parte da lavoratrici impiegate tramite cooperative sociali. Attualmente, la paga oraria media si attesta poco sopra i 9 euro lordi all'ora, con contratti che non prevedono retribuzione in caso di assenza dell'alunno assegnato.

Questa situazione di forte precarietà, unita a un mercato del lavoro regionale caratterizzato da una bassa disoccupazione, sta spingendo molti professionisti qualificati ad abbandonare il settore. I riflessi di questa "fuga" si sono già fatti sentire nel corso dell'ultimo anno scolastico: a Valdagno, ad esempio, sono stati segnalati casi di alunni della scuola primaria rimasti temporaneamente privi di assistenza e costretti a rientrare a casa.

Cosa succede adesso: monitoraggio fino al 2027

La Regione Veneto ha previsto una fase di sperimentazione e monitoraggio del nuovo modello organizzativo che si estenderà per tutto il prossimo anno scolastico, concludendosi a maggio 2027.

Per i sindacati e le forze politiche di opposizione, tuttavia, la soluzione non può risiedere nella semplice redistribuzione del personale rimasto su una platea più ampia di studenti. La richiesta avanzata alla Giunta regionale è quella di intervenire strutturalmente sulle condizioni di lavoro degli OSS, garantendo:

  • Stipendi più dignitosi e in linea con le responsabilità professionali;
  • Contratti stabili che coprano l'intero anno solare e non solo le ore di effettiva presenza dell'alunno;
  • Un incremento delle risorse complessive destinate all'inclusione scolastica.

Nei prossimi giorni si attende la risposta ufficiale della Giunta regionale in Aula, che dovrà chiarire l'effettiva portata della delibera e rassicurare le famiglie degli studenti con disabilità sulla tenuta dei servizi di assistenza specialistica.