La scuola in Sardegna si appresta a ripartire il prossimo 16 settembre 2026 con numeri che evidenziano una profonda crisi strutturale: 5.600 studenti in meno, la perdita di nove autonomie scolastiche e un tasso di precariato allarmante che vede un docente su quattro senza un contratto stabile. I dati, analizzati dai sindacati regionali alla vigilia del nuovo anno scolastico, tracciano il quadro di un sistema educativo isolano che deve fare i conti con lo spopolamento demografico e con la cronica mancanza di stabilizzazioni per il personale.

Il calo demografico e il taglio delle autonomie

La diminuzione degli iscritti è un trend che non accenna a fermarsi e che colpisce duramente il territorio regionale. Negli ultimi otto anni la popolazione studentesca sarda ha perso complessivamente 35.000 iscritti, con una media di circa seimila alunni in meno ogni anno. Per l'anno scolastico 2026/2027 si registreranno 5.600 banchi vuoti in più rispetto allo scorso anno, un dato che fotografa lo spopolamento delle aree interne e la crisi demografica generale.

Questa contrazione si riflette direttamente sulla capillarità della rete scolastica. A causa del piano di dimensionamento, la Sardegna perde altre nove autonomie per il 2026/2027, proseguendo un percorso di tagli che ha visto sparire ben 38 autonomie nell'ultimo triennio, con il totale degli istituti sceso da 270 a 232. Gli accorpamenti decisi sul territorio sardo per il nuovo anno scolastico costringeranno molti dirigenti a destreggiarsi tra plessi distanti e coinvolgeranno diverse realtà locali:

  • Iglesias: accorpamento dell'istituto "Baudi di Vesme" con l'istituto "Asproni".
  • Nuoro: fusione dello storico liceo "Asproni" con il liceo "Satta", oltre alla riduzione da due istituti comprensivi a uno solo.
  • Arzachena: contrazione da due istituti comprensivi a uno unico sul territorio.
  • Ogliastra e Nuorese: l'istituto comprensivo di Orgosolo viene unito a Oliena, il comprensivo di Bari Sardo si unisce a Tertenia (diventando "Bari Sardo-Tertenia") e a Ilbono l'istituto comprensivo "Deledda" viene accorpato a Lanusei.
  • Gallura e Sassarese: il comprensivo di Palau si unisce a Santa Teresa, mentre quello di Thiesi viene accorpato a Pozzomaggiore.

Docenti precari: un lavoratore su quattro è a tempo determinato

Nonostante il calo degli studenti non abbia per ora comportato tagli lineari all'organico di fatto, il vero nodo irrisolto resta quello della stabilità del corpo docente. Secondo le analisi di Alessandro Cherchi, segretario regionale della Uil Scuola, in Sardegna un docente su quattro è precario. La situazione diventa ancora più critica sul sostegno, dove la quota di insegnanti non di ruolo sale a uno su due.

I dati forniti da Giovanna Fadda, segretaria regionale della Cisl Scuola, mostrano che per l'anno scolastico 2026/2027 il contingente di docenti autorizzato dal Ministero dell'Istruzione e del Merito per le immissioni in ruolo in Sardegna è di 1.432 posti, a fronte di 1.371 posti effettivamente vacanti. Tuttavia, denunciano i sindacati, non tutte le autorizzazioni si trasformeranno in reali stabilizzazioni a causa dei vincoli burocratici e delle graduatorie esaurite su alcune classi di concorso. Questa incertezza spinge molti docenti sardi a partecipare ai concorsi in altre regioni, come Lombardia o Piemonte, pur di ottenere una cattedra fissa, affrontando un drastico cambio di vita.

Chi rimane nell'isola si trova spesso a fare i conti con trasferte quotidiane estenuanti. I sindacati segnalano casi limite di docenti costretti a spostarsi continuamente tra comuni distanti, come da Fonni ad Arzachena, trasformando gli insegnanti in veri e propri viaggiatori giornalieri, con contratti che sistematicamente scadono il 30 giugno o il 31 agosto, impedendo qualsiasi continuità didattica.

L'emergenza sostegno e la carenza di personale ATA

Il settore del sostegno agli alunni con disabilità continua a essere gestito in regime di costante emergenza. Nell'isola si contano attualmente più di 9.000 studenti certificati che necessitano di essere seguiti da circa 7.000 insegnanti. Di questi ultimi, però, solo il 60% possiede la specializzazione per il sostegno. Almeno 3.000 posti saranno coperti tramite deroghe temporanee fino al 2027, lasciando le famiglie e gli alunni più fragili senza la garanzia di una figura di riferimento stabile che possa dare continuità al percorso educativo.

La situazione non è migliore per il personale ATA (amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici), che subisce pesantemente gli effetti del dimensionamento e dei mancati investimenti. A fronte di 1.178 posti vacanti a livello regionale per il 2026/2027, le assunzioni autorizzate sono appena 419, coprendo soltanto il 35,6% delle reali necessità delle scuole sarde. Questo significa che oltre il 64% dei posti vacanti per bidelli e assistenti amministrativi dovrà essere coperto da supplenti temporanei, con inevitabili ripercussioni sulla vigilanza nei corridoi, sulla sicurezza e sulla gestione amministrativa delle segreterie scolastiche.

Cosa cambia per le famiglie e i lavoratori

Per le famiglie sarde l'inizio delle lezioni, fissato per mercoledì 16 settembre 2026, porterà con sé le consuete incertezze legate al valzer delle cattedre e alla mancata continuità didattica. Molti studenti rischiano di non trovare in classe gli stessi docenti dell'anno precedente. Per i dirigenti scolastici, la gestione di istituti accorpati e distribuiti su territori comunali diversi e distanti rappresenterà una complessa sfida logistica e organizzativa quotidiana, in un contesto in cui le risorse umane a disposizione continuano a ridursi.

Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito lanuovasardegna.it.