A Edolo, in alta Valle Camonica, le aule dell'università non hanno numeri: si chiamano Adamello, Concarena, Presanella. Ci arrivano ogni anno ragazze e ragazzi da tutta Italia, e da fuori, per imparare un mestiere che in città non si insegna: tenere in piedi un territorio di montagna.

Il posto si chiama Polo UNIMONT ed è la sede che l'Università degli Studi di Milano ha aperto in via Morino, dentro il centro polivalente che ospita anche le scuole superiori del paese. Non è un distaccamento di comodo, di quelli nati per portare un corso vicino a casa: qui la montagna non è il luogo dove si studia, è la materia che si studia.

Il percorso di base è la laurea triennale in Valorizzazione e tutela dell'ambiente e del territorio montano, che si svolge interamente a Edolo. Basta scorrere il piano didattico per capire il taglio: agronomia montana, zootecnia in aree montane, sistemi forestali, difesa del suolo, gestione della fauna selvatica, politiche legislative per la montagna. Accanto, dal 2006, lavora un centro di ricerca applicata dedicato alla gestione sostenibile della montagna, il Ge.S.Di.Mont. E da qualche anno c'è anche una magistrale internazionale, Mountainside, erogata interamente in inglese, che porta in Valle Camonica studenti stranieri.

Secondo l'Università Statale, il polo conta ogni anno circa 250 studenti tra italiani e internazionali. Numeri piccoli per un ateneo, enormi per un comune di poche migliaia di abitanti.

Il territorio come aula

A guidare il progetto didattico è Anna Giorgi, docente di Botanica ambientale e applicata e presidente dei collegi didattici dei due corsi. È lei ad aver spinto perché anche la magistrale nascesse quassù invece che a Milano, dove sarebbe stato più semplice organizzarla.

Il ragionamento è concreto: chi studierà le aree interne dovrà lavorarci, e tre anni passati davvero in un paese di montagna – con le distanze, gli inverni, i servizi contati – valgono quanto un esame. In un'intervista alla testata Montagna.tv, qualche anno fa, Giorgi raccontava che tra gli ex studenti del polo ci sono ormai viticoltori, allevatori, gestori di agriturismi, tecnici forestali, amministratori locali. Non professionisti che tornano ogni tanto: gente che è rimasta.

È il punto che rende questa vicenda diversa dal solito racconto sui borghi che si spopolano. Qui non si tratta di trattenere i giovani con un'iniziativa simbolica, ma di costruire competenze che in montagna servono davvero: filiere agroalimentari, gestione dei boschi, dissesto idrogeologico, turismo che non dipenda soltanto dalla neve – un tema, quest'ultimo, su cui il polo lavora anche con progetti di ricerca su località sciistiche in difficoltà.

Il nodo di sempre: dove dormono gli studenti

La fragilità di un'università così è banale e implacabile: gli alloggi. Trovare una stanza a Edolo non è come trovarla a Milano, e per molte matricole il pendolarismo quotidiano è insostenibile.

Su questo il Comune ha fatto una scommessa poco comune. Guidato dal sindaco Luca Masneri, si è presentato al bando del PNRR del Ministero dell'Università e della Ricerca dedicato all'housing – secondo l'Università Statale l'unico ente pubblico italiano a farlo – ottenendo un milione e mezzo di euro e decidendo di destinarlo a uno studentato per un'ottantina di posti letto a servizio di UNIMONT. Il progetto preliminare stimava un costo complessivo intorno ai sei milioni: il resto poggia sul cofinanziamento degli enti del territorio, tra cui la Provincia di Brescia, la Camera di Commercio e la Regione Lombardia. Un piccolo comune che si intesta un'opera del genere per un'università che non è nemmeno sua, formalmente, è una notizia in sé.

Che non sia una questione locale lo conferma il dibattito nazionale di questi giorni. La settimana scorsa a Roma, alla riunione inaugurale del Forum Cnel-Ter aperta dal presidente del Cnel Renato Brunetta, il presidente di Andisu Emilio Di Marzio ha definito le residenze universitarie nelle aree interne «un vero antidoto allo spopolamento», ricordando il ruolo di presidio economico e sociale che i piccoli atenei svolgono nei territori.

A Edolo quel presidio ha una forma molto materiale: qualche decina di ragazzi che d'inverno tornano a piedi dalle lezioni, un centro di ricerca che analizza pascoli e zafferano coltivato a mille metri, una rassegna letteraria di montagna, un paese che d'ottobre si riempie di ventenni.

Per chi volesse guardarci dentro: le domande di immatricolazione alla laurea triennale sono aperte fino al 30 settembre 2026, l'accesso è libero con un test di autovalutazione obbligatorio ma non selettivo, e tutte le informazioni sono sulla scheda ufficiale del corso dell'Università Statale. Il resto lo racconta meglio il sito del polo, dove tra un avviso di segreteria e l'altro si legge quando chiude la sede ad agosto: dall'11 al 15. Anche questa, in fondo, è vita di montagna.