La rete scolastica piemontese punta sulla stabilità per il prossimo anno scolastico. La Conferenza metropolitana di Torino ha infatti dato il via libera alla proposta di programmazione per il 2027/2028, confermando l'assenza di nuovi accorpamenti tra istituti. Una decisione che mira a preservare l'offerta formativa sul territorio, nonostante le crescenti difficoltà legate al calo demografico.
Il nodo centrale rimane la contrazione del numero di studenti, che mette in particolare sofferenza le aree montane e le zone più periferiche della regione. Per evitare la chiusura di plessi e garantire il diritto allo studio anche nei centri meno popolati, le autorità locali hanno formalizzato la richiesta di 107 deroghe, distribuite su 68 Comuni del territorio torinese, tra cui spiccano realtà come Ala di Stura, Balme, Ceres, Chialamberto, Groscavallo, Lemie, Mezzenile, Pessinetto e Viù, che rappresentano il cuore delle aree soggette a salvaguardia.
Il piano per la tutela dei piccoli plessi
La strategia adottata dalla Conferenza metropolitana non prevede operazioni di dimensionamento radicali, preferendo invece un approccio di salvaguardia. La richiesta di deroga, che dovrà ora seguire l'iter istituzionale previsto dalle norme regionali e nazionali, interessa le realtà scolastiche che, a causa della denatalità, si trovano attualmente sotto le soglie minime di alunni previste per il mantenimento dell'autonomia scolastica. L'iter di approvazione definitiva prevede ora il passaggio formale in Giunta Regionale, che dovrà ratificare la proposta della Conferenza metropolitana, trasformandola in un atto deliberativo vincolante per l'anno scolastico di riferimento.
Secondo i dati discussi in sede di programmazione, sono nove gli istituti comprensivi coinvolti, tra cui l'IC di Lanzo, l'IC di Ciriè e altre realtà del Canavese e delle Valli di Lanzo, che attualmente registrano numeri inferiori agli standard regionali. Senza l'applicazione delle deroghe, queste strutture rischierebbero la soppressione o l'accorpamento forzato, con conseguenti disagi per le famiglie e per il personale scolastico coinvolto.
Cosa comporta la programmazione 2027/2028
Per docenti, personale ATA e famiglie, questa pianificazione rappresenta un segnale di continuità. La scelta di non procedere a nuovi accorpamenti garantisce, per il momento, la stabilità degli assetti organizzativi e degli organici esistenti. L'obiettivo dichiarato è quello di mantenere presidi educativi attivi anche dove la popolazione scolastica è più esigua, evitando l'isolamento dei territori che rischiano di subire in modo più marcato gli effetti dell'inverno demografico.
La situazione rimane comunque monitorata: il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) e gli Uffici Scolastici Regionali continueranno a valutare l'andamento delle iscrizioni per assicurare che la rete scolastica risponda efficacemente ai bisogni del territorio, bilanciando l'esigenza di razionalizzazione con quella di capillarità del servizio pubblico.
Nelle prossime settimane, la definizione definitiva della rete sarà formalizzata tramite gli atti regionali competenti, che cristallizzeranno la geografia delle autonomie scolastiche per il 2027/2028, confermando le deroghe necessarie per i Comuni interessati.




