La scuola deve essere un laboratorio di umanità e un potente strumento di giustizia sociale. È questo il monito lanciato dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione dell'apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente.

Nel suo intervento, Zuppi ha posto l'accento sulla necessità di contrastare le disuguaglianze educative che ancora oggi condizionano il percorso formativo di molti giovani. Secondo il capo dei vescovi italiani, non è più accettabile che fattori esterni — come il luogo di nascita, la condizione economica o il contesto sociale — determinino le opportunità di apprendimento di uno studente.

Una scuola che genera fiducia

Il cardinale ha sottolineato come, dopo la riapertura dei cancelli, la scuola debba interrogarsi profondamente anche alla luce dei recenti episodi di violenza che hanno coinvolto gli istituti. L'obiettivo deve essere quello di trasformare le scuole in comunità capaci di generare "fiducia, passione e responsabilità", trasformandosi in luoghi in cui nessuno si senta escluso.

Un passaggio centrale dell'intervento riguarda il rapporto tra didattica e innovazione tecnologica. Zuppi ha esortato a guardare alla tecnologia come a uno strumento al servizio della persona, avvertendo del rischio di un'inversione di ruoli. "Auguriamo alle nostre scuole di essere laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia", ha dichiarato il presidente della CEI.

Il valore del tempo e dell'ascolto

Nel solco di una riflessione che mette al centro lo studente come individuo, Zuppi ha auspicato che le istituzioni scolastiche sappiano custodire "il tempo lento dell'ascolto, dello studio, della meraviglia e del confronto vero". Senza questi elementi, secondo il cardinale, non è possibile lo sviluppo di una vera libertà interiore.

In conclusione, il messaggio che arriva dal Consiglio episcopale permanente descrive la scuola non come uno spazio da attraversare con fretta, ma come un "cantiere decisivo del nostro futuro comune". Un appello che pone l'inclusione non solo come un principio pedagogico, ma come una condizione indispensabile per la costruzione di una società basata sulla giustizia e sulla pace.

Foto di copertina: Francesco Pierantoni from Bologna, Italy — CC BY 2.0, via Wikimedia Commons