Venerdì pomeriggio, a Terlago, la scuola dell'infanzia si è riempita di gente che di solito non ci entra: nonni, vicini di casa, fratelli maggiori. È stata inaugurata la nuova sede provinciale, che da quel giorno ha anche un nome scelto insieme ai bambini, «La mongolfiera blu». Dentro ci sono 49 bambini divisi in due sezioni, con la possibilità di attivarne in futuro una terza.

Terlago è una frazione di Vallelaghi, il comune nato dieci anni fa dalla fusione con Padergnone e Vezzano, a pochi chilometri da Trento. In Trentino le scuole dell'infanzia sono di competenza della Provincia autonoma, ed è per questo che alla cerimonia c'erano, accanto all'amministrazione comunale, il dirigente del Servizio attività educative per l'infanzia Livio Degasperi e la direttrice dell'Ufficio pedagogico-didattico dei servizi per l'infanzia Caterina Fruet.

Il blu è per Annalisa

La mongolfiera è il viaggio, la crescita, il percorso che i bambini fanno in quei tre anni. Il colore, invece, non è casuale: il blu è dedicato ad Annalisa Leonardi, insegnante di lungo corso proprio nella scuola di Terlago, scomparsa due anni fa. La struttura è intitolata alla sua memoria.

Chi ha insegnato in un piccolo centro sa cosa significa: una maestra dell'infanzia, in un paese di poche migliaia di abitanti, in trent'anni finisce per avere in classe i figli dei suoi ex alunni. Non è un modo di dire, è aritmetica. Dedicarle il colore del nome della scuola, più che una targa, è il modo in cui una comunità dice che quel passaggio se lo ricorda.

Una mostra che parte dal 1907

All'ingresso della nuova sede è stata allestita una mostra che ripercorre la storia della scuola dalla fondazione, nel 1907, fino a oggi. L'hanno preparata le insegnanti insieme ai bambini, e il filo conduttore non è soltanto l'elenco degli anni: è il cambiamento della didattica, cioè il modo in cui in poco più di un secolo è cambiato quello che si fa dentro un'aula dell'infanzia.

Vale la pena fermarsi un secondo su quella data. Nel 1907 Terlago non era in Italia: era Tirolo austriaco, e lo sarebbe rimasto per altri undici anni. Da allora la scuola ha attraversato due guerre, il passaggio all'Italia, il fascismo, lo spopolamento e poi il ritorno delle famiglie giovani. Che sia ancora aperta, e che oggi apra in un edificio nuovo, è già di per sé una notizia in una regione dove il tema delle scuole di montagna che chiudono torna ogni autunno.

Chi ci lavora

Il gruppo di lavoro è coordinato da Martina Bassetti. In servizio ci sono quattro insegnanti di ruolo, alle quali si aggiungono le figure dedicate ai bambini con bisogni educativi speciali e quelle per il prolungamento dell'orario — il servizio che permette alle famiglie di lasciare i bambini oltre l'orario ordinario, e che per molti genitori che lavorano fuori paese è la differenza tra iscrivere il figlio alla scuola del proprio comune o portarlo altrove.

Quattro milioni e una scelta

L'edificio è costato quattro milioni di euro. Il sindaco di Vallelaghi Lorenzo Miori non ha girato attorno alla cifra: l'ha definita «un'opera complessa e costosa», aggiungendo che è stata comunque voluta e portata avanti con convinzione per rispondere alle esigenze delle famiglie. Nello stesso intervento ha ricordato gli altri interventi in corso sul fronte della prima infanzia, dai lavori alla scuola dell'infanzia di Ranzo all'attivazione del servizio di tagesmutter.

È una scelta di bilancio non banale per un comune di quelle dimensioni, e il sindaco l'ha rivendicata come tale. Quattro milioni per 49 bambini fanno un numero che si presta facilmente alle polemiche; il senso della risposta dell'amministrazione è che un edificio scolastico si costruisce per i trent'anni successivi, non per l'anno in corso.

Per l'amministrazione provinciale è intervenuta l'assessore alla cultura, giovani e pari opportunità Francesca Gerosa, che ha definito la scuola dell'infanzia un tassello di base per la comunità e ha ringraziato l'amministrazione comunale per aver progettato e realizzato la struttura, insieme alla coordinatrice pedagogica, alle insegnanti e al personale. Ha insistito soprattutto su un punto: l'alleanza tra scuola, famiglie e territorio, che a suo avviso in questo caso si vede bene, ed è proprio quello che la mostra allestita all'ingresso racconta.

Il comunicato integrale è consultabile sul sito dell'Ufficio stampa della Provincia autonoma di Trento.

Poi, come succede in queste occasioni, le famiglie sono rimaste a girare per le stanze vuote — quelle in cui a settembre i loro figli torneranno a fare rumore.