Da questa notizia non arriva un euro in più in busta paga: nessuna domanda da presentare, nessuna scadenza da rispettare. Quello che cambia è il terreno su cui si giocherà la partita dei prossimi mesi, cioè la manovra economica dell'autunno. Il motivo è un documento tecnico che sta facendo discutere sindacati e Governo: l'ultimo rapporto semestrale dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran) sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, che colloca il comparto Istruzione e Ricerca in fondo alla classifica della crescita salariale degli ultimi dieci anni.

Che cosa dice il rapporto Aran

Il rapporto — il numero 2/2025, elaborato sui dati disponibili al 16 aprile 2026 e pubblicato dall'Aran lo scorso maggio — mette in fila la crescita cumulata delle retribuzioni contrattuali nel decennio 2015-2025. Nel settore privato l'aumento complessivo è stato del 16,2%, nella pubblica amministrazione non dirigente del 14,9%. Ma dentro il pubblico impiego le differenze sono nette: le Funzioni centrali (ministeri e agenzie fiscali) arrivano al 17,7%, la Sanità al 15,7%, mentre Funzioni locali e Istruzione e Ricerca si fermano al 13,4%. In altre parole: chi lavora nella scuola si trova, insieme ai dipendenti degli enti locali, all'ultimo posto tra i comparti contrattati dall'Aran.

C'è però un dettaglio che l'Agenzia stessa segnala e che vale la pena non perdere di vista: quella fotografia non registra ancora l'effetto pieno di alcuni rinnovi contrattuali chiusi tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026, tra cui proprio quello del comparto Istruzione e Ricerca. Il quadro, insomma, è destinato a muoversi. Resta il fatto che sul 2025 la crescita media dei comparti Aran si è fermata al 2,2%, contro il 3,2% del settore privato.

La lettura del sindacato e la richiesta di nuove risorse

Su questi numeri è intervenuto nei giorni scorsi il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, che ha parlato apertamente di comparto penalizzato. Secondo il sindacato l'inflazione del decennio, pari al 19,8%, ha eroso molto più di quanto i rinnovi abbiano restituito, e la distanza tra chi lavora nella scuola e chi lavora negli altri dicasteri dello Stato sfiorerebbe i mille euro lordi al mese. È una stima del sindacato, non un dato contenuto nel rapporto Aran: la differenza va tenuta presente.

La proposta operativa dell'Anief è duplice. Da un lato l'inserimento nella prossima legge di bilancio di risorse dedicate al comparto, con un successivo Dpcm che riequilibri l'indennità di amministrazione per il personale di Istruzione e Ricerca, sul modello dei provvedimenti già adottati negli anni scorsi per il personale dei ministeri. Dall'altro l'aumento dell'indennità integrativa speciale conglobata nello stipendio tabellare — ferma nei suoi valori da oltre vent'anni — con un incremento iniziale di almeno il 5%.

Sono richieste, non misure decise: al momento non esiste alcun impegno formale del Governo su questo punto. La manovra economica verrà discussa in autunno e sarà quella la sede in cui capire se il tema entra davvero nel testo.

Il contratto appena firmato, e quello che manca

Il dibattito si innesta su un passaggio molto concreto e già avvenuto. Il 1° luglio scorso è stata sottoscritta in via definitiva all'Aran la parte economica del Ccnl Istruzione e Ricerca 2025-2027, che riguarda circa 1,2 milioni di lavoratori tra scuola, università, enti di ricerca e Afam. Gli incrementi tabellari sono distribuiti in tre tranche con decorrenza gennaio 2025, gennaio 2026 e gennaio 2027: a regime, dal 1° gennaio 2027, l'aumento medio del comparto sarà di 137 euro lordi su tredici mensilità, che per il personale docente della scuola si traduce in una media di 143 euro. Essendo l'accordo perfezionato a contratto già iniziato, spettano inoltre arretrati che, secondo il calcolo dell'Aran al 30 giugno 2026, si collocano indicativamente tra 815 e 1.250 euro a seconda del profilo e dell'anzianità.

La partita non è chiusa: la trattativa sulla parte normativa del contratto — orari, tutele, relazioni sindacali, buoni pasto — è ancora in corso. L'ultimo incontro tra Aran e organizzazioni sindacali si è tenuto il 22 luglio e il confronto, come comunicato dalla Flc Cgil, riprenderà a settembre.

Cosa fare adesso

Per docenti e personale ATA, in concreto, le cose da tenere d'occhio sono tre. La prima è il cedolino su NoiPA: gli importi legati al rinnovo arrivano in automatico, senza alcuna domanda, ma è utile controllare le voci man mano che vengono liquidate. La seconda è la ripresa del tavolo sulla parte normativa a settembre, che inciderà su aspetti quotidiani del lavoro più che sullo stipendio base. La terza è la legge di bilancio dell'autunno: è lì, e non nei comunicati di questi giorni, che si vedrà se al comparto verranno destinate risorse aggiuntive rispetto a quelle già contrattate.