L’assegnazione dei docenti ai plessi e alle classi non può essere considerata una scelta discrezionale o, peggio, un "capriccio" del Dirigente Scolastico. Con l'avvicinarsi del nuovo anno scolastico 2026/2027, il tema della trasparenza nelle decisioni gestionali torna al centro del dibattito sindacale, specialmente nel quadro delle trattative in corso per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca relativo al triennio 2025/2027.
Nelle ultime sessioni negoziali, la delegazione della Gilda degli Insegnanti, guidata dal coordinatore nazionale Vito Carlo Castellana, ha ribadito con forza la necessità di ricondurre queste procedure nell'alveo della contrattazione d'istituto o, quantomeno, di garantire criteri oggettivi e predeterminati che evitino disparità di trattamento tra il personale.
La trasparenza come garanzia per la continuità didattica
Secondo quanto emerso dagli incontri sulla parte normativa del nuovo contratto, la posizione dei sindacati è netta: la gestione dell'organico dell'autonomia non deve tradursi in una gestione autoritaria. La richiesta principale riguarda la definizione di criteri chiari per l'assegnazione dei docenti alle sedi (plessi o succursali) e alle singole classi.
“Riteniamo fondamentale che ci sia trasparenza assoluta nelle decisioni che impattano sulla vita professionale dei docenti”, è il senso delle dichiarazioni rilasciate dai vertici della Gilda. L'obiettivo non è limitare la funzione organizzativa del Dirigente Scolastico, sancita dal D.Lgs. 165/2001, ma bilanciarla con il diritto dei lavoratori a conoscere preventivamente le regole del gioco.
Attualmente, la normativa prevede che il Dirigente Scolastico proceda all'assegnazione dei docenti sulla base delle proposte del Collegio dei Docenti (per gli aspetti didattici) e dei criteri generali stabiliti dal Consiglio di Circolo o d’Istituto. Tuttavia, nella pratica, questi passaggi diventano spesso formali, lasciando ampio margine di manovra alla dirigenza.
Cosa prevede l'attuale CCNL e cosa potrebbe cambiare
Nel testo del CCNL 2019/2021, la materia dell'assegnazione dei docenti ai plessi è oggetto di "confronto" a livello di singola istituzione scolastica. Il confronto è una modalità relazionale che non obbliga al raggiungimento di un accordo, a differenza della contrattazione integrativa.
Le criticità sollevate dai sindacati per il triennio 2025/2027 mirano a rafforzare questo passaggio, trasformandolo in un momento di reale condivisione. Ecco i punti cardine della proposta sindacale:
- Oggettività dei criteri: utilizzo di punteggi basati su anzianità di servizio, continuità didattica ed esigenze di famiglia, similmente a quanto avviene per la mobilità territoriale.
- Pubblicità degli atti: obbligo di pubblicazione delle motivazioni che portano allo spostamento di un docente da un plesso all'altro o da una classe all'altra, specialmente se non richiesto dall'interessato.
- Tutela della continuità: limitazione della possibilità di spostare i docenti tra i plessi situati in comuni diversi, per evitare che l'assegnazione si trasformi in un trasferimento di fatto senza le garanzie della mobilità ordinaria.
Il ruolo della RSU e del Collegio dei Docenti
In attesa che il nuovo contratto definisca meglio i confini, resta fondamentale l'azione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) all'interno delle scuole. Già oggi, prima dell'inizio delle lezioni fissato per il prossimo settembre, le RSU possono richiedere l'apertura del confronto sui criteri di assegnazione.
Il Collegio dei Docenti, dal canto suo, ha il compito di deliberare i criteri didattici. Ad esempio, la scelta di assegnare un docente a una classe terminale (terze medie o quinte superiori) dovrebbe rispondere a un progetto pedagogico condiviso e non a una decisione unilaterale basata su simpatie o logiche premiali non scritte.
"Senza criteri certi, il rischio è che l'assegnazione diventi uno strumento di pressione o di punizione, minando il clima di collaborazione necessario all'interno di una comunità educante."
Cosa fare in caso di assegnazione non gradita
Se un docente ritiene di aver subito un'assegnazione ingiusta o priva di motivazione, può agire su diversi fronti. In primo luogo, è consigliabile richiedere un accesso agli atti per verificare se i criteri stabiliti dal Consiglio d'Istituto e dal Collegio siano stati rispettati. Qualora emergesse una violazione dei criteri o una totale assenza di motivazione, è possibile procedere con un tentativo di conciliazione o, nei casi più gravi, con un ricorso al giudice del lavoro.
Le sentenze degli ultimi anni hanno spesso dato ragione ai docenti, ribadendo che il potere del Dirigente Scolastico deve essere esercitato nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede. Con il nuovo CCNL 2025/2027, la speranza del mondo della scuola è che queste tutele diventino esplicite nel testo contrattuale, riducendo al minimo il contenzioso.
Per ulteriori aggiornamenti sulle trattative ARAN e sui comunicati ufficiali, è possibile consultare il sito istituzionale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.




