Il personale del comparto scuola, docenti e personale ATA, potrebbe avere d'ora in avanti una maggiore flessibilità nel permanere in servizio oltre il compimento dei 70 anni di età. È quanto emerge dalla recente sentenza numero 125 del 14 luglio 2026, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di alcune disposizioni contenute nel Testo Unico in materia di istruzione.
Cosa cambia con la sentenza della Consulta
La questione riguarda specificamente i lavoratori che, pur avendo raggiunto l'età pensionabile, si trovano nella condizione di non aver ancora maturato i requisiti contributivi minimi necessari per accedere al trattamento pensionistico. Fino ad oggi, il limite dei 70 anni ha rappresentato uno sbarramento rigido per la prosecuzione del rapporto di lavoro alle dipendenze dell'amministrazione scolastica.
La Corte costituzionale, accogliendo le istanze sollevate, ha ritenuto che il blocco automatico alla permanenza in servizio possa porsi in contrasto con il diritto alla previdenza. La decisione riconosce, di fatto, la necessità di tutelare quei lavoratori che, a causa di una carriera contributiva frammentata o iniziata tardi, si vedrebbero privati di un reddito adeguato in assenza della possibilità di integrare i contributi versati.
Chi riguarda la decisione
La pronuncia interessa in modo particolare i docenti e il personale ATA che si avvicinano alla soglia dei 70 anni senza aver raggiunto la soglia contributiva minima richiesta dalla normativa previdenziale vigente. La sentenza non introduce un diritto automatico e indiscriminato alla permanenza in servizio, ma interviene a rimuovere un vincolo legislativo che impediva, di fatto, la prosecuzione del rapporto lavorativo anche in presenza di una volontà concorde tra lavoratore e amministrazione e di una effettiva necessità di maturazione contributiva.
È importante sottolineare che, in attesa di ulteriori chiarimenti da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), la portata della sentenza deve essere interpretata nel contesto della normativa vigente. Le disposizioni che regolano il collocamento a riposo d'ufficio restano il riferimento primario, ma la pronuncia della Consulta agisce come un correttivo necessario per evitare situazioni di indigenza pensionistica.
Cosa fare adesso
Per i lavoratori che si trovano in questa specifica situazione, il consiglio è di monitorare le prossime note ministeriali che certamente seguiranno la pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale. Gli uffici scolastici territoriali saranno chiamati a gestire le domande di permanenza in servizio valutando caso per caso, in linea con quanto stabilito dai giudici della Consulta.
Non si tratta di una misura di carattere generale che permette a chiunque di restare in servizio oltre i 70 anni, ma di una tutela specifica per chi, senza tale possibilità, subirebbe un danno economico rilevante per la mancata maturazione del trattamento minimo. Si raccomanda, pertanto, di rivolgersi alle sedi territoriali delle organizzazioni sindacali di categoria per una consulenza personalizzata sulla propria posizione contributiva e sulle modalità di presentazione di eventuali istanze di permanenza, una volta che le procedure operative saranno state chiarite dagli uffici competenti.
Si resta in attesa di una circolare esplicativa che definisca le modalità procedurali per la presentazione delle istanze e i requisiti documentali necessari per attestare l'effettiva mancanza dei requisiti minimi pensionistici.




