Chi punta a una cattedra o a un posto da ricercatore all'università non dovrà più passare prima dall'Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN): d'ora in poi dichiarerà di possedere i requisiti direttamente al momento del concorso e affronterà anche una prova didattica obbligatoria. È l'effetto della riforma del reclutamento universitario, che martedì 7 luglio la Camera ha approvato in via definitiva (122 voti favorevoli, 70 contrari e 3 astenuti), dopo il primo sì del Senato dello scorso dicembre. Il testo è quindi legge, ma alcune regole diventeranno operative solo quando arriveranno i decoreti attuativi.
Il provvedimento, voluto dalla ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, nasce dal lavoro di un gruppo di esperti istituito dal Ministero e interviene sulla legge 240 del 2010. L'obiettivo dichiarato è semplificare le procedure, ridurre i tempi e il contenzioso, e superare il cosiddetto "localismo" nei concorsi.
Che cosa sostituisce l'Abilitazione Scientifica Nazionale
Fino a oggi l'ASN funzionava come una "patente" nazionale: senza abilitazione non si poteva partecipare ai concorsi banditi dai singoli atenei. Con la riforma questo passaggio preventivo scompare. Al suo posto arriva un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica" che il candidato certificherà con un'autocertificazione online presentata direttamente per il concorso.
I requisiti veri e propri sono definiti da un decreto ministeriale (Decreto Ministeriale n. 589 del 26 aprile 2023), e sono differenziati per gruppo scientifico-disciplinare e per fascia (professore ordinario o associato). Secondo quanto illustrato dal MUR, non conta solo il numero di pubblicazioni, ma anche l'attività didattica svolta, l'esperienza di ricerca in Italia e all'estero e la partecipazione a progetti di ricerca. Chi è interessato può quindi consultare il testo del decreto per conoscere i criteri precisi.
Chi ha già l'ASN non perde nulla. Le abilitazioni conseguite prima dell'entrata in vigore della riforma restano valide fino alla loro naturale scadenza e potranno essere usate nei bandi del periodo di passaggio: in questi casi non serve presentare l'autocertificazione.
La prova didattica e le commissioni per sorteggio
Una delle novità più concrete riguarda la selezione. In tutti i concorsi diventa obbligatoria una prova didattica, pensata per verificare le capacità di insegnamento e non solo il curriculum scientifico.
Cambia anche il modo in cui si formano le commissioni giudicatrici, con l'introduzione del sorteggio da liste nazionali predisposte e aggiornate dal Ministero. La composizione prevista è questa:
| Tipo di concorso | Composizione della commissione |
|---|---|
| Professori ordinari e associati | 5 membri (3 nei settori più piccoli): 1 designato dall'ateneo, gli altri estratti a sorte |
| Ricercatori | 3 membri: 1 designato dall'ateneo, 2 estratti a sorte |
I commissari, a loro volta, dovranno rispettare gli stessi requisiti di qualificazione scientifica richiesti ai candidati.
Valutazione dopo tre anni e mobilità tra atenei
La riforma introduce anche un controllo successivo all'assunzione: a circa tre anni dall'ingresso in ruolo, i neoassunti saranno valutati dall'ANVUR (l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario) sia sull'attività scientifica sia su quella didattica. Gli esiti aggregati potranno incidere sul finanziamento degli atenei.
Sul fronte della mobilità, professori e ricercatori a tempo indeterminato in servizio da almeno cinque anni potranno chiedere il trasferimento in un altro ateneo, con il doppio assenso delle università coinvolte e nel rispetto degli equilibri economico-finanziari.
Cosa succede adesso
La legge è approvata, ma non tutto scatta subito. Il decreto ministeriale sui requisiti (D.M. n. 589 del 26 aprile 2023) è già stato pubblicato; la riforma, inoltre, entrerà in vigore in modo graduale, senza interrompere le procedure ASN e i concorsi già avviati. Chi ha in corso una domanda, quindi, non deve temere blocchi immediati.
Il provvedimento resta molto discusso. La Conferenza dei rettori (CRUI) ha espresso apprezzamento, in particolare per l'attenzione alla valutazione dell'attività didattica. Al contrario, opposizioni parlamentari, diversi movimenti di ricercatori e numerose società scientifiche hanno criticato il testo, temendo che l'ampia autonomia lasciata agli atenei e la discrezionalità delle commissioni possano favorire concorsi "su misura".
Per seguire i prossimi passi — a partire dal decreto attuativo — il riferimento ufficiale è il sito del Ministero dell'Università e della Ricerca, dove saranno pubblicati provvedimenti e istruzioni operative.




