Chi punta a lasciare la scuola dal 1° settembre 2027 deve sapere che il traguardo si è spostato leggermente in avanti: per la pensione di vecchiaia non bastano più 67 anni, ne servono 67 e un mese, sempre con almeno 20 anni di contributi. Le domande si presenteranno in autunno, ma il consiglio pratico è uno solo: usare l'estate per controllare la propria posizione contributiva, perché nella scuola un mese in più può pesare come un anno intero.
Il motivo è la regola che distingue il comparto da tutti gli altri: docenti e personale ATA escono dal servizio una volta sola all'anno, con decorrenza fissa al 1° settembre (il rapporto cessa il 31 agosto). Non esistono uscite a febbraio, marzo o luglio. Il diritto a pensione, però, può maturare anche più avanti: per uscire il 1° settembre 2027 è sufficiente perfezionare i requisiti entro il 31 dicembre 2027.
Cosa cambia nei requisiti dal 2027
La novità nasce dall'adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita, tornato operativo dopo anni di blocco. La Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) lo ha reso graduale, e l'INPS ne ha dato le istruzioni operative con la circolare n. 28 del 16 marzo 2026: l'aumento complessivo è di tre mesi, ma si applica in misura ridotta di un mese dal 2027 e sale a tre mesi dal 2028.
Per il personale scolastico, le due strade principali per l'uscita dal 1° settembre 2027 sono quindi:
- Pensione di vecchiaia: 67 anni e un mese di età e almeno 20 anni di contributi.
- Pensione anticipata (a prescindere dall'età): 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne.
Quel mese in più sull'età sembra un dettaglio, e per la maggior parte dei lavoratori lo è. Ma la finestra unica della scuola lo trasforma in un problema di calendario: chi compie 67 anni negli ultimi mesi dell'anno rischia di maturare il requisito solo a inizio 2028 e di dover restare in cattedra fino al settembre successivo. Vale la pena calcolare con precisione la data esatta di maturazione, senza affidarsi a stime approssimative.
C'è un'eccezione da conoscere: l'adeguamento alla speranza di vita non si applica a chi svolge attività gravose. Rientrano in questa tutela, a certe condizioni contributive, gli insegnanti di scuola dell'infanzia e primaria, che possono quindi accedere con i requisiti più favorevoli previsti per quelle categorie.
Le strade che non ci sono più
Rispetto agli anni scorsi il quadro si è ristretto. L'Opzione donna è stata abolita dalla Legge di Bilancio 2026 e non è più una via percorribile per le nuove uscite. Quota 103 non è stata prorogata: resta accessibile solo a chi aveva già maturato entrambi i requisiti entro il 31 dicembre 2025 (cosiddetta cristallizzazione del diritto), mentre per chi li raggiunge dal 2026 in poi la strada è chiusa. Restano invece le vie ordinarie come il cumulo dei contributi versati in gestioni diverse e la corsia dei lavoratori precoci, da valutare caso per caso.
Cosa fare adesso
Le domande apriranno solo in autunno, ma i controlli conviene farli subito. Ecco l'ordine delle cose utili:
- Controlla l'estratto contributivo sul sito INPS, verificando che tutti i periodi risultino accreditati: buchi, riscatti o ricongiunzioni mai definiti possono spostare la data di uscita.
- Simula la data di pensionamento con il servizio "La mia pensione futura", accessibile con SPID, CIE o CNS dall'area personale su inps.it: serve a individuare con esattezza quando maturi il diritto.
- Segnala eventuali anomalie alla segreteria: la sistemazione della posizione assicurativa passa dall'applicativo Nuova Passweb, gestito da scuole e uffici.
- Valuta la domanda "con riserva" se non sei certo di maturare il requisito in tempo: la cessazione si perfeziona solo se l'INPS accerta il diritto, evitando di ritrovarsi senza stipendio e senza pensione.
- Fatti assistere da un patronato o dal sindacato in caso di dubbi su riscatti, ricongiunzioni o cumulo.
Attenzione a non confondere due adempimenti distinti: la domanda di cessazione dal servizio si presenta al Ministero tramite la piattaforma POLIS – Istanze online, mentre la domanda di pensione va inviata separatamente all'INPS. Il calendario preciso delle scadenze per l'uscita dal 1° settembre 2027 sarà fissato da un apposito decreto del MIM, che di norma viene pubblicato tra fine settembre e ottobre insieme alla circolare operativa. Per l'uscita al 1° settembre 2026, come riferimento, il termine era stato fissato al 21 ottobre 2025: è ragionevole attendersi tempistiche analoghe anche stavolta, ma finché il decreto non esce non esiste una data ufficiale, e conviene diffidare di scadenze "anticipate" non confermate.
In sintesi: i requisiti per il 2027 sono già scritti nella legge, la finestra per fare domanda no. Chi si avvicina alla soglia farà bene a mettere in ordine la propria posizione ora, per arrivare all'autunno senza sorprese.




