Tra i 15 e i 19 anni circa uno studente su quattro ha usato almeno una sostanza illegale nell'ultimo anno. È il dato che torna al centro della cronaca in questi giorni, a partire dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026, presentata alla fine di giugno dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Per chi lavora nella scuola — docenti, dirigenti, personale — e per i genitori, però, il punto non è solo la percentuale: la Relazione indica anche l'ambiente scolastico tra i luoghi in cui i ragazzi dichiarano di riuscire a procurarsi le sostanze.

Il documento, elaborato dalla Presidenza del Consiglio, fotografa un'inversione di tendenza. Dopo la flessione registrata tra il 2022 e il 2024, i consumi tra i giovanissimi sono tornati a crescere. Non è un allarme lanciato "contro" la scuola, ma una fotografia che riguarda da vicino chi ci passa le giornate.

I numeri, senza allarmismi

Secondo la Relazione, nella fascia 15-19 anni il 26% degli studenti riferisce di aver usato almeno una sostanza illegale nell'ultimo anno: in pratica uno su quattro. Se si guarda a chi l'ha provata almeno una volta nella vita, la quota sale a circa il 39%. Il segnale più netto arriva dai minorenni: tra gli under 18 la percentuale di chi ha consumato nell'ultimo anno passa dal 20% del 2024 a circa il 23%.

Cambia anche il tipo di sostanza. La cannabis resta la più diffusa ma è in leggero calo; tornano a crescere invece cocaina, stimolanti, allucinogeni e le cosiddette nuove sostanze psicoattive (in particolare cannabinoidi sintetici e nuovi oppioidi). La Relazione segnala che i prodotti in circolazione sono spesso più potenti di un tempo, con concentrazioni molto elevate: un aspetto che pesa sul rischio, anche quando i numeri assoluti sembrano contenuti.

Perché la scuola è chiamata in causa

Il passaggio che riguarda più da vicino il mondo dell'istruzione è quello sui canali di reperimento. Secondo l'analisi dei dati del report, la maggior parte dei consumatori indica la strada, i luoghi all'aperto e la casa di amici come principali punti di contatto. Ma una quota consistente — intorno a un consumatore su tre — dichiara di potersi procurare cannabis o cocaina anche all'interno dell'ambiente scolastico.

È un dato che va letto con cautela: parla di percezione di accessibilità e riguarda chi già consuma, non l'intera popolazione studentesca. Non significa che "a scuola si spaccia" in modo generalizzato. Segnala però che l'istituto scolastico è, di fatto, uno degli ambienti in cui i ragazzi entrano in contatto con le sostanze — e questo rende la prevenzione a scuola tutt'altro che un tema astratto.

Non solo droga: gioco, gaming, isolamento

La Relazione 2026 amplia lo sguardo alle cosiddette dipendenze comportamentali, ormai considerate parte dello stesso fenomeno. Emergono migliaia di minorenni con comportamenti a rischio legati al gioco d'azzardo, all'uso problematico dei videogiochi e di Internet, fino ai casi di isolamento sociale prolungato. Sono fragilità che spesso si intrecciano tra loro e che, nella pratica quotidiana, i docenti intercettano prima di molti altri: cali improvvisi di rendimento, assenze, ritiro dalle relazioni.

Cosa può fare la scuola adesso

Sul fronte operativo, la novità più concreta per il personale è la formazione. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, in convenzione con l'INDIRE, ha avviato un percorso nazionale di formazione in servizio dedicato proprio alla prevenzione dell'uso di sostanze, delle dipendenze comportamentali e del disagio giovanile, rivolto ai docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado. Si tratta di corsi a distanza sulla piattaforma INDIRE, fruibili anche nell'anno scolastico 2026/2027. È lo strumento più diretto per chi vuole attrezzarsi a riconoscere i primi segnali: i dettagli e le modalità di iscrizione sono pubblicati sui canali ufficiali del MIM.

Oltre alla formazione, la Relazione richiama il ruolo del dialogo tra scuola, famiglie e servizi territoriali, e ricorda l'attivazione di un numero verde nazionale sulle dipendenze, gratuito e anonimo, pensato per orientare verso i servizi di aiuto. Il messaggio che attraversa tutto il documento è di non negare il problema e di non ridurlo a una percentuale: dietro ogni dato, come ha sottolineato Mantovano, c'è una persona e una famiglia.

Per docenti e dirigenti, in sintesi, tre cose utili: conoscere i numeri per non sottovalutare né drammatizzare, cogliere i segnali di disagio senza sostituirsi ai servizi specialistici, e usare gli strumenti già disponibili, a partire dalla formazione ministeriale. La prevenzione, in una fase in cui i consumi tornano a salire, passa anche da qui.