Il caldo di queste settimane ha riacceso un problema che nella scuola italiana torna puntuale ogni estate: aule troppo calde per starci, tra studenti alle prese con gli esami e bambini nei nidi e nelle scuole dell'infanzia. La buona notizia per chi lavora nella scuola e per le famiglie è che qualcosa si può fare fin da subito, senza aspettare grandi opere: segnalare le condizioni delle aule e chiedere misure organizzative è un diritto, ed è spesso il primo passo che sblocca gli interventi.

Il tema è esploso durante la maturità. Secondo quanto riportato dall'ANSA, in diverse scuole da nord a sud si sono registrati malori tra i ragazzi impegnati nelle prove, con docenti costretti a forzare l'apertura delle finestre e personale che ha portato ventilatori da casa. Il presidente nazionale dei presidi ha suggerito soluzioni pratiche e immediate: anticipare gli orali alle prime ore del mattino, usare dove possibile locali più freschi rispetto alle aule ordinarie e garantire acqua a tutti i presenti.

Un problema che parte dagli edifici

La radice è nota: la stragrande maggioranza degli edifici scolastici non ha impianti di climatizzazione. Secondo i dati citati dall'ANSA, gli istituti dotati di climatizzazione o ventilazione sono poco più del 7% del totale — significa che oltre nove scuole su dieci affrontano le ondate di calore senza alcun sollievo. Il ministro dell'Istruzione ha assicurato che il Governo sta lavorando a una soluzione strutturale, ipotizzando un incentivo economico agli enti locali, che sono i proprietari degli immobili. Restano però tempi e coperture da definire: al momento non ci sono importi o scadenze ufficiali su cui il singolo lettore possa contare, e la prudenza è d'obbligo.

Il punto è proprio questo: le scuole sono di Comuni e Province, mentre il personale e gli studenti le vivono ogni giorno. Chi è dentro l'edificio può segnalare; chi lo possiede deve intervenire. Capire questa divisione di ruoli aiuta a indirizzare la richiesta alla persona giusta.

Non solo esami: la protesta dei genitori

Il caldo non riguarda solo i maturandi. A Milano, all'inizio di luglio, un gruppo di famiglie delle scuole dell'infanzia comunali ha organizzato un sit-in per denunciare le temperature negli asili nido e nelle materne e i ritardi negli interventi. I genitori — che secondo l'ANSA avevano già raccolto oltre 5.000 firme in due petizioni — hanno chiesto soluzioni strutturali e non solo emergenziali, sottolineando che ridurre l'orario o chiudere in anticipo sposta il problema sulle famiglie senza risolverlo. È un segnale che la questione tocca tutta la filiera, dai più piccoli fino alle superiori.

Cosa può fare il personale scolastico

Docenti, personale ATA e collaboratori non devono "sopportare e basta". Le condizioni microclimatiche delle aule rientrano nella sicurezza sul lavoro, di cui in ogni istituto si occupano il datore di lavoro (il dirigente scolastico) e il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, insieme al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). In concreto, chi lavora nella scuola può:

  • segnalare per iscritto al dirigente e all'RLS le aule dove il caldo rende difficile lavorare o studiare, chiedendo che la situazione sia messa a verbale;
  • proporre misure organizzative a costo zero: spostare le attività nelle ore più fresche, usare i locali meno esposti, riorganizzare gli spazi;
  • chiedere che la scuola solleciti l'ente proprietario (Comune o Provincia) per gli interventi sull'edificio.

Cosa possono chiedere le famiglie

Anche i genitori hanno strumenti concreti. Il primo è rivolgersi alla scuola — dirigente e, dove attivi, rappresentanti di classe e consiglio d'istituto — per segnalare le condizioni e chiedere misure di buon senso. Il secondo, per i servizi comunali come nidi e materne, è interpellare il Comune, che è responsabile di quegli edifici: la vicenda milanese mostra che petizioni e richieste collettive possono spingere l'amministrazione a muoversi. L'obiettivo realistico, nell'immediato, non è l'aria condizionata ovunque, ma ombreggiature, ventilazione, orari adattati e accesso all'acqua.

Perché il tema tornerà a settembre

Il caldo estivo si intreccia con due partite più ampie: l'edilizia scolastica, con la necessità di mettere in sicurezza e rendere vivibili migliaia di edifici, e il calendario, con chi propone di ripensare le date di esami e avvio dell'anno alla luce di estati sempre più torride. Sono discussioni aperte, senza decisioni definitive: per ora il consiglio pratico è muoversi sul piano organizzativo e delle segnalazioni, che è ciò su cui personale e famiglie hanno voce fin da subito.

In sintesi: il caldo in aula non è solo un disagio da sopportare. Segnalare le condizioni, chiedere misure organizzative e sollecitare l'ente proprietario sono passi alla portata di tutti, e spesso i più efficaci nel breve periodo. Per approfondire il quadro degli edifici e degli investimenti si può consultare il portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.