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Riforma istituti tecnici: ricorso FLC CGIL al Presidente della Repubblica

Riforma istituti tecnici: ricorso FLC CGIL al Presidente della Repubblica

I genitori degli studenti iscritti alle prime classi degli istituti tecnici, con il sostegno legale della FLC CGIL, hanno depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l'annullamento della riforma degli istituti tecnici. Il motivo è semplice e tocca da vicino chiunque abbia iscritto un figlio per il prossimo settembre: le materie e i quadri orari sono stati definiti in via formale a ridosso del termine delle iscrizioni e sono diventati pienamente conoscibili solo in seguito, con la pubblicazione e la registrazione del provvedimento. Le famiglie chiedono che venga rispettato il percorso scelto al momento dell'iscrizione.

L'iniziativa è stata annunciata dalla FLC CGIL il 26 giugno scorso. Il ricorso è stato promosso da un gruppo di genitori aderenti alla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, mentre il sindacato ha messo a disposizione il proprio ufficio legale nazionale. Si tratta dell'ultimo passo di una protesta che va avanti da mesi contro il decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, il provvedimento che ridisegna l'assetto degli istituti tecnici a partire dalle classi prime dell'anno scolastico 2026/2027.

Perché le famiglie protestano

Il nodo è il cosiddetto "legittimo affidamento". Quando i ragazzi e le loro famiglie hanno scelto la scuola, durante la finestra delle iscrizioni di inizio anno, avevano davanti un certo percorso: determinate materie, un certo numero di ore, una struttura precisa. Il decreto, firmato il 19 febbraio 2026, è arrivato a ridosso del termine nazionale delle iscrizioni 2026/2027 (prorogato dal Ministero al 21 febbraio 2026), ma è diventato pienamente conoscibile solo dopo la sua pubblicazione e registrazione, modificando proprio quegli elementi. In pratica, sostengono i ricorrenti, lo Stato avrebbe cambiato le regole del gioco a partita iniziata.

Secondo la Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, il provvedimento sarebbe stato adottato senza un reale confronto con scuole e famiglie. La FLC CGIL, dal canto suo, ha garantito il patrocinio legale e inquadra la vicenda come una questione di tutela degli studenti e di trasparenza delle decisioni pubbliche. "La FLC CGIL sostiene questa battaglia perché riguarda la tutela concreta delle studentesse, degli studenti e delle famiglie, ma anche la qualità della scuola pubblica e la trasparenza delle decisioni che la riguardano", ha dichiarato la segretaria generale Gianna Fracassi.

Cosa cambia davvero con la riforma

Al di là dello scontro giuridico, è utile capire cosa prevede il decreto, perché è questo che ha spinto famiglie e sindacato a muoversi. Il monte ore settimanale non è uniforme lungo tutto il quinquennio: per le prime classi e parte del percorso si arriva a 32 ore settimanali, mentre il quinto anno è previsto a 30 ore settimanali. Cambia inoltre la distribuzione interna: si riducono gli spazi dell'area di istruzione generale per rafforzare l'area di indirizzo, quella più tecnica e professionalizzante. La didattica viene orientata alle competenze, con maggiore collaborazione tra scuola e imprese.

Sono soprattutto due i punti che hanno acceso il dibattito. Il primo riguarda le materie di cultura generale, a partire dall'italiano: i sindacati temono una compressione delle ore dedicate alla formazione di base. Il secondo riguarda l'area scientifica nel settore tecnologico: secondo le analisi della FLC CGIL sui quadri orari, le scienze vengono accorpate in un'unica disciplina denominata "Scienze sperimentali", con una riduzione complessiva delle ore nel settore tecnologico-ambientale. A questo si aggiunge il timore, segnalato dal sindacato, di tagli alle cattedre e di docenti in soprannumero.

Cosa succede adesso

Il deposito del ricorso non sospende automaticamente la riforma. Allo stato attuale, salvo decisioni diverse, le nuove disposizioni restano destinate ad applicarsi dalle classi prime del 2026/2027, con un'entrata a regime progressiva nei cinque anni. Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è uno strumento che chiede l'annullamento dell'atto, ma i suoi tempi non sono brevi e l'esito non è scontato: per ora non c'è alcuna pronuncia.

Per le famiglie questo significa che, a oggi, l'organizzazione del prossimo anno scolastico procede sulla base del nuovo ordinamento. Nel frattempo restano attesi alcuni passaggi che incideranno concretamente sull'attuazione, a partire dalle linee guida operative per le scuole, che il Ministero ha preannunciato ma che, alla data di pubblicazione di questo articolo, non risultano ancora diffuse.

Cosa fare adesso, in concreto

Se avete un figlio iscritto alla prima di un istituto tecnico per il 2026/2027, il consiglio pratico è muoversi su due fronti. Da un lato, contattare direttamente la scuola di iscrizione: nei limiti fissati dai quadri orari nazionali, ogni istituto dispone di margini di autonomia organizzativa, quindi conviene chiedere come è stata declinata la flessibilità nel Piano dell'offerta formativa (ad esempio quante ore di laboratorio sono previste e come sono organizzate le attività). Dall'altro, tenere d'occhio gli aggiornamenti ufficiali sulla riforma e sull'eventuale evoluzione del ricorso.

Chi vuole leggere il testo del provvedimento e i quadri orari allegati può consultare la pagina ufficiale del Ministero dedicata al decreto sulla riforma degli istituti tecnici. Per gli sviluppi dell'iniziativa legale e gli aggiornamenti sindacali, il riferimento è il sito della FLC CGIL.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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