Il sindacato Anief ha sollevato nuovamente la questione del burnout tra i docenti italiani, chiedendo il riconoscimento formale del rischio biologico e psicosociale e l'introduzione della pensione anticipata a 60 anni senza penalizzazioni. La richiesta giunge in risposta ai dati preoccupanti sullo stress da lavoro correlato nella categoria, evidenziati anche dalle analisi dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro.
Insegnare non è un lavoro d'ufficio comune, né può essere paragonato ad altre professioni del pubblico impiego o del settore industriale. La costante pressione relazionale, la gestione di classi numerose e la crescente burocratizzazione della professione espongono gli insegnanti a un logorio psicofisico unico, che necessita di tutele previdenziali e assistenziali specifiche in vista del rientro a scuola di settembre.
La denuncia di Anief: "Subito la pensione a 60 anni"
La proposta cardine lanciata dal sindacato guidato da Marcello Pacifico riguarda l'età pensionabile. Secondo l'Anief, l'attuale sistema previdenziale italiano non tiene conto della gravosità del lavoro di docente, costringendo gli insegnanti a rimanere in cattedra fino a 67 anni. Una soglia considerata insostenibile sia per la salute del personale sia per l'efficacia della didattica.
Come si legge nel comunicato ufficiale dell'Anief, l'obiettivo è ottenere una finestra di uscita flessibile a 60 anni, senza tagli sull'assegno pensionistico. Questa misura viene giustificata dall'alto tasso di patologie psichiatriche e oncologiche correlate allo stress professionale che colpiscono la categoria dei docenti in misura significativamente maggiore rispetto ad altri impiegati della pubblica amministrazione.
L'allarme dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro
A supporto della propria battaglia, il sindacato richiama le linee guida e i rapporti dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA). L'organismo europeo ha più volte evidenziato come i rischi psicosociali e lo stress da lavoro correlato rappresentino una delle sfide principali per la salute nei luoghi di lavoro contemporanei, con il settore dell'istruzione tra i più esposti a livello continentale.
Il burnout non è solo una condizione di stanchezza passeggera, ma una vera e propria sindrome derivante da stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo. Tra i sintomi principali si registrano il progressivo esaurimento emotivo, il distacco mentale dalla propria professione e una drastica riduzione dell'efficacia professionale.
Le parole di Marcello Pacifico
"Insegnare non è come lavorare in un ufficio, in un ospedale o in ambienti industriali. Il contatto continuo con gli studenti, la responsabilità educativa e le dinamiche di classe richiedono un dispendio di energie psicofisiche che non può essere ignorato dallo Stato. Chiediamo che il burnout venga finalmente riconosciuto come malattia professionale e che si consenta ai docenti di andare in pensione a 60 anni."
Il presidente nazionale dell'Anief, Marcello Pacifico, sottolinea come la spesa per garantire un ricambio generazionale nella scuola non debba essere vista come un costo, bensì come un investimento sulla salute dei lavoratori e sulla qualità dell'offerta formativa per gli studenti.
Cosa cambia ora per i docenti?
Attualmente, la proposta di Anief rappresenta una piattaforma di rivendicazione sindacale in vista dei prossimi tavoli di contrattazione e del dibattito sulla legge di bilancio che entrerà nel vivo in autunno. Al momento non ci sono modifiche legislative approvate, ma la pressione dei sindacati punta a inserire il tema del burnout scolastico nell'agenda politica del Governo.
Per i docenti interessati a seguire l'evoluzione della proposta, i punti chiave da monitorare nei prossimi mesi saranno:
- I negoziati per il rinnovo del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca, dove il tema della sicurezza sul lavoro e della salute psicosociale potrebbe trovare spazio in specifiche commissioni paritetiche.
- Il dibattito sulla riforma delle pensioni, con la richiesta di estendere l'Ape Sociale o di creare canali di uscita agevolata specifici per i docenti di ogni ordine e grado (attualmente solo i docenti della scuola dell'infanzia beneficiano di alcune tutele per i lavori gravosi).
La battaglia dell'Anief si inserisce in un contesto europeo in cui diversi Paesi stanno ripensando l'età di pensionamento degli insegnanti proprio per prevenire il dilagare di dimissioni precoci e patologie legate allo stress da cattedra.




