Sul personale ATA della scuola si profila una riduzione che fa discutere. Lo schema di decreto interministeriale sulle dotazioni organiche per l'anno scolastico 2026/2027, illustrato ai sindacati al Ministero dell'Istruzione e del Merito lo scorso 15 maggio, fissa il contingente nazionale a 194.303 posti, con un taglio di 2.174 unità rispetto all'anno in corso. A pagare il conto è il profilo dei collaboratori scolastici, in particolare nelle scuole secondarie di secondo grado. Le organizzazioni sindacali hanno espresso forte preoccupazione e chiedono un cambio di rotta.
I numeri del taglio
Il contingente complessivo del personale amministrativo, tecnico e ausiliario passa dai 196.477 posti del 2025/2026 ai 194.303 previsti per il prossimo anno. La riduzione, pari a 2.174 unità, si concentra interamente sui collaboratori scolastici: secondo l'elaborazione diffusa dalla UIL Scuola RUA, il profilo scende dai 131.143 posti del 2025/2026 ai 128.969 del 2026/2027. Il taglio interessa gli istituti di secondo grado, dove la dotazione di personale ausiliario verrà rimodulata verso il basso.
Da dove arriva la riduzione
La sforbiciata non è una novità improvvisa: è prevista dalla Legge di Bilancio 2025 (legge 30 dicembre 2024, n. 207) e trova attuazione nel decreto interministeriale n. 211 del 3 novembre 2025, che ha ridefinito i criteri e i parametri per la determinazione degli organici ATA. Nel fissare il nuovo contingente, l'amministrazione tiene conto dell'andamento demografico, con il previsto calo degli studenti iscritti, e di un correttivo legato alla presenza di alunni con disabilità.
I criteri di riparto
Lo schema conferma alcuni meccanismi di flessibilità. È previsto l'accantonamento del 3% della dotazione organica provinciale: una quota da utilizzare per garantire il funzionamento delle scuole nelle situazioni più complesse, come la presenza elevata di alunni con disabilità, la forte frammentazione in plessi, la dispersione scolastica, i laboratori numerosi o i contesti territoriali difficili. Gli Uffici scolastici regionali potranno inoltre modulare i parametri di assegnazione tra i diversi profili professionali, purché senza creare esuberi e restando entro il limite del contingente assegnato a ciascuna regione. Resta confermato anche il contingente di 1.000 assistenti tecnici destinati ai laboratori informatici delle scuole del primo ciclo, tramite il sistema delle scuole polo.
Le reazioni dei sindacati
Il fronte sindacale è compatto nella critica. L'ANIEF ha bocciato il taglio, ritenendolo una scelta penalizzante per la funzionalità e la sicurezza degli istituti. La UIL Scuola RUA ha lamentato anche un problema di metodo nelle relazioni sindacali, segnalando che i dati sugli organici sarebbero già stati nella disponibilità di alcuni Uffici scolastici regionali, con informative territoriali anticipate rispetto all'incontro nazionale. La FLC CGIL, dal canto suo, rilancia la richiesta di un piano straordinario di assunzioni per coprire le decine di migliaia di posti vacanti e scongiurare ulteriori riduzioni negli anni a venire.
Cosa cambia nelle scuole
La ricaduta più immediata riguarda il carico di lavoro. Meno collaboratori scolastici significa, soprattutto negli istituti superiori con molti plessi e laboratori, una pressione maggiore sul personale rimasto, con effetti sulla vigilanza degli alunni, sulla pulizia degli ambienti e sul supporto alle attività didattiche e amministrative. Le sigle sindacali sottolineano come parametri costruiti soprattutto sul calo demografico rischino di non riflettere le esigenze reali delle scuole, in particolare quelle articolate su più sedi.
Le prospettive
Dopo l'informativa di maggio, l'iter prevede la pubblicazione del decreto sulle dotazioni organiche e il successivo confronto sulla ripartizione regionale e provinciale dei posti. Il taglio avrà effetto dal 1° settembre 2026, con l'avvio del nuovo anno scolastico. Per il personale ATA e per le scuole sarà decisivo capire come gli Uffici scolastici regionali useranno i margini di flessibilità previsti, a partire dalla quota accantonata del 3%, per attenuare l'impatto della riduzione nei contesti più fragili. Il confronto tra Ministero e organizzazioni sindacali, intanto, è destinato a proseguire.
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