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Troppe diagnosi DSA a scuola? Il dibattito Galimberti-Sgaravatti

Troppe diagnosi DSA a scuola? Il dibattito Galimberti-Sgaravatti

L'aumento delle diagnosi di disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e di bisogni educativi speciali (BES) continua a dividere il mondo della scuola. A riaccendere il confronto, in questi giorni, è stato un intervento di Francesco Sgaravatti che, sui social, ha commentato una frase del filosofo Umberto Galimberti tornata a far discutere. Il tema tocca da vicino docenti e famiglie, perché chiama in causa il confine tra dimensione clinica e responsabilità educativa, e il modo in cui la scuola accompagna le difficoltà degli studenti.

La provocazione di Galimberti

Il punto di partenza è una dichiarazione del filosofo, che ha descritto la scuola primaria come se fosse "diventata una clinica psichiatrica", elencando con tono critico la moltiplicazione di diagnosi tra gli alunni più piccoli. Galimberti ha messo in dubbio la tendenza a ricondurre ogni difficoltà di apprendimento a una condizione clinica, ipotizzando che dietro alcune certificazioni vi sia anche la richiesta, da parte di alcune famiglie, di percorsi facilitati. Parole nette, che già in passato avevano acceso un acceso dibattito e che, riproposte, hanno suscitato di nuovo reazioni contrastanti.

La replica: non guardare solo ai bambini

Proprio su quella provocazione si innesta la riflessione di Sgaravatti, che ha rovesciato la prospettiva con una domanda: siamo sicuri che la spiegazione vada cercata soltanto nei bambini, e non anche nel contesto educativo? Pur riconoscendo come controverse le affermazioni del filosofo, l'intervento ha richiamato l'attenzione sulla sofferenza, la fatica e il senso di impotenza che possono accompagnare una reale difficoltà di apprendimento, invitando a non liquidare le diagnosi come scorciatoie. Il confronto, in sostanza, oppone due letture: chi teme una eccessiva "medicalizzazione" dell'educazione e chi sottolinea il rischio di sottovalutare bisogni concreti.

Cosa dicono i numeri

Sul piano dei dati, l'incremento delle certificazioni è documentato. Secondo le rilevazioni del Ministero dell'Istruzione e del Merito, la quota di alunni con DSA è passata da circa lo 0,9% dell'anno scolastico 2010/2011 al 6% circa del 2022/2023. È un aumento marcato, che però, ricordano diverse organizzazioni del settore, corrisponde in media a meno di due studenti per classe. Per la Fondazione Irene, intervenuta a suo tempo nel dibattito, i DSA non sono una malattia ma condizioni neurobiologiche riconosciute a livello internazionale, e leggere le difficoltà scolastiche come semplice mancanza di impegno è privo di fondamento scientifico. La crescita delle diagnosi, in questa lettura, riflette soprattutto una maggiore capacità di riconoscere e documentare un fenomeno reale.

La cornice normativa: dalla Legge 170 ai PDP

Il quadro di riferimento non è lasciato all'improvvisazione. I disturbi specifici dell'apprendimento sono disciplinati dalla Legge 170/2010, che ha riconosciuto dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia e ha previsto strumenti compensativi e misure dispensative attraverso il Piano Didattico Personalizzato (PDP). Per gli alunni con disabilità certificata opera invece il Piano Educativo Individualizzato, nell'ambito del sistema di inclusione delineato dal D.Lgs. 66/2017. Sono strumenti che non "abbassano" gli obiettivi, ma personalizzano i percorsi: una distinzione spesso al centro dei fraintendimenti che alimentano il dibattito pubblico.

Una questione aperta per la scuola

Al netto delle posizioni, il confronto fotografa una tensione reale con cui i docenti convivono ogni giorno: da un lato l'esigenza di garantire a ciascuno il diritto allo studio con strumenti adeguati, dall'altro l'attenzione a non trasformare ogni fragilità in un'etichetta. Molti osservatori invitano a un punto di equilibrio, che valorizzi sia il riconoscimento dei bisogni effettivi sia la qualità della relazione educativa. Per la scuola la sfida non è scegliere tra clinica e pedagogia, ma far dialogare le due dimensioni, con formazione adeguata degli insegnanti e collaborazione con le famiglie. È una discussione destinata a proseguire, anche perché riguarda non solo i numeri, ma l'idea stessa di che cosa significhi includere.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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