Vai al contenuto
banner laurea
Accreditamento enti di formazione: il CSPI boccia la direttiva MIM

Accreditamento enti di formazione: il CSPI boccia la direttiva MIM

Un altolà alla riforma del sistema di formazione del personale scolastico. Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI), riunito in adunanza plenaria lo scorso 5 giugno, ha espresso all'unanimità un parere fortemente critico sullo schema di direttiva che riscrive le regole per l'accreditamento degli enti che erogano la formazione a docenti e personale della scuola. Pur condividendo l'obiettivo di fondo, il Consiglio elenca numerose criticità di metodo e di merito e chiede modifiche puntuali su oltre venti articoli.

Che cosa prevede la direttiva

Lo schema esaminato dà attuazione all'articolo 16-ter del D.Lgs. 59/2017 e ridisegna l'intero impianto dell'accreditamento. Il provvedimento distingue due percorsi: la formazione in servizio continua, rivolta a tutto il personale scolastico, e la formazione in servizio incentivata, riservata ai docenti. L'intento dichiarato è uniformare le procedure di accreditamento per i due tipi di enti e rafforzare la qualità dell'offerta formativa, valorizzando la formazione come leva di miglioramento del sistema.

Il parere del CSPI

Il Consiglio riconosce in linea di principio la bontà degli obiettivi, ma il giudizio complessivo è severo. Già sul piano del metodo, il CSPI lamenta una completezza istruttoria insufficiente: non sarebbe stato possibile prendere visione degli orientamenti della Scuola di Alta Formazione dell'Istruzione, non resi disponibili. Nel merito, l'organo consultivo invoca un "positivo pluralismo di soggetti e di iniziative", mettendo in guardia dal rischio che il nuovo sistema di controlli si traduca in un centralismo eccessivo, capace di comprimere l'autonomia delle scuole e di penalizzare la varietà dei soggetti formatori.

Le criticità principali

Diversi i rilievi puntuali sollevati dal Consiglio:

  • le nuove procedure burocratiche, imposte anche agli enti già accreditati o qualificati in base alle precedenti direttive (la 170/2016 per la formazione continua e la 258/2023 per quella incentivata), sono giudicate troppo complesse e onerose;
  • il termine del 30 settembre per ripresentare le domande di accreditamento è considerato troppo stringente: si chiedono tempi sensibilmente più ampi;
  • manca una disciplina transitoria per i corsi già programmati ed erogati prima dell'esito della nuova istruttoria, con il rischio, in caso di valutazione negativa, di lasciare nell'incertezza sia gli enti sia il personale scolastico già iscritto;
  • la formula "singoli corsi di particolare valore" è ritenuta troppo generica, tanto che il CSPI propone di tornare alla precedente dicitura riferita ai corsi riconosciuti validi ai fini della formazione;
  • il divieto per gli enti accreditati di collaborare con soggetti non accreditati appare eccessivamente restrittivo e andrebbe eliminato o rivisto.

Il nodo della Scuola di Alta Formazione

Tra le richieste del Consiglio c'è anche una migliore definizione del ruolo della Scuola di Alta Formazione e del Comitato Tecnico Nazionale, delle modalità di verifica del possesso dei requisiti, dei soggetti deputati a tali controlli e dell'attività di monitoraggio sulla formazione erogata. Sul punto si sono espresse criticamente anche le organizzazioni sindacali: la UIL Scuola RUA ha parlato di un eccesso di poteri concentrati nella Scuola di Alta Formazione a scapito dell'autonomia delle istituzioni scolastiche. Resta inoltre aperto, per il CSPI, il rischio di sovrapposizione con la direttiva 170/2016, tuttora valida per l'accreditamento dei soggetti e dei corsi rivolti a tutto il personale.

Cosa succede ora

Il parere del CSPI è obbligatorio ma non vincolante: spetta ora al Ministero dell'Istruzione e del Merito decidere se recepire le osservazioni e modificare lo schema prima dell'adozione definitiva. La posta in gioco non è solo tecnica. Dalla nuova direttiva dipenderanno le regole con cui migliaia di enti potranno proporre corsi al personale scolastico e, di riflesso, l'ampiezza e la qualità dell'offerta formativa a disposizione di docenti e ATA.

Le prospettive

Per il settore della formazione in servizio, la richiesta che arriva con forza dal parere è quella di tempi realistici e di una fase transitoria che tuteli i percorsi già avviati. Senza correttivi, avvertono il Consiglio e i sindacati, il riordino rischia di tradursi in incertezza per gli enti e in un'offerta più povera per chi nella scuola lavora ogni giorno. La parola torna ora al Ministero, atteso al banco di prova della stesura definitiva.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

Normativa scolastica Graduatorie GPS Concorsi docenti

Segui NewsIstruzione su Google News

Resta aggiornato sulle ultime notizie dal mondo della scuola