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ADHD e DSA: oltre 13mila firme per formare tutti i docenti

ADHD e DSA: oltre 13mila firme per formare tutti i docenti

Una petizione nata dal basso sta riportando al centro del dibattito scolastico il tema della formazione dei docenti sui disturbi del neurosviluppo. Lanciata sulla piattaforma Change.org da Sonia Brescianini, madre della provincia di Brescia, la raccolta firme ha superato in poche settimane quota 13.200 adesioni e chiede l'introduzione di percorsi formativi obbligatori su ADHD e Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) per tutti gli insegnanti, non solo per quelli di sostegno.

La richiesta: formare tutti, non solo il sostegno

Il cuore dell'iniziativa è una considerazione concreta: la conoscenza di queste condizioni non può essere demandata esclusivamente all'insegnante specializzato. Nella quotidianità scolastica, infatti, il rapporto con i docenti curricolari rappresenta un elemento decisivo per il percorso educativo dello studente. La promotrice osserva che non tutti gli alunni con DSA o ADHD sono affiancati da un docente di sostegno e che, di conseguenza, ogni insegnante dovrebbe possedere strumenti e competenze adeguate per costruire percorsi didattici realmente inclusivi.

La campagna, sostenuta da genitori, educatori e personale scolastico, è stata rilanciata anche da realtà molto seguite sui social, contribuendo a una rapida crescita delle adesioni e a una diffusione nazionale del tema.

Perché riguarda la scuola di tutti i giorni

I DSA – tra cui dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia – e l'ADHD, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, incidono sulle modalità di apprendimento e di partecipazione alle attività didattiche. Si tratta di condizioni che richiedono didattiche personalizzate e l'uso di strumenti compensativi e misure dispensative, applicati non in un'aula separata ma nella classe comune, ogni giorno. Per questo, secondo i promotori, la preparazione su questi temi dovrebbe essere patrimonio di tutto il corpo docente. L'ADHD, in particolare, viene generalmente ricondotto all'area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), oggetto della direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012, che ha esteso l'attenzione della scuola anche a situazioni prive di una certificazione di disabilità.

Il quadro normativo esistente

Sul fronte dei DSA, il riferimento principale resta la legge 8 ottobre 2010, n. 170, che ha riconosciuto questi disturbi in ambito scolastico e ha introdotto il diritto a una didattica individualizzata e personalizzata, con strumenti compensativi e dispensativi formalizzati nel Piano Didattico Personalizzato (PDP). La stessa legge prevede, in linea di principio, la formazione del personale su questi temi. La petizione punta proprio a colmare la distanza tra il principio e la pratica, chiedendo che la formazione su ADHD e DSA diventi uno standard obbligatorio e uniforme. Va ricordato, in proposito, che la legge 13 luglio 2015, n. 107 ha qualificato la formazione in servizio dei docenti come obbligatoria, permanente e strutturale: un appiglio normativo su cui i promotori chiedono di innestare percorsi specifici e diffusi.

Una mobilitazione partita dalle famiglie

L'aspetto più significativo della vicenda è la sua origine: non un sindacato o un'associazione professionale, ma una famiglia. È un segnale del crescente protagonismo dei genitori sui temi dell'inclusione, in un contesto in cui i numeri degli alunni con DSA e BES sono in aumento. La richiesta avanzata non è quella di un trattamento di favore, ma del diritto di ogni studente a essere compreso e accompagnato nel proprio percorso, evitando che la qualità del sostegno dipenda dalla sensibilità del singolo insegnante.

Cosa potrebbe cambiare

Una petizione non ha, di per sé, valore vincolante: il suo obiettivo è sensibilizzare e sollecitare le istituzioni scolastiche e politiche a intervenire. Un eventuale recepimento richiederebbe scelte sul piano della formazione iniziale e in servizio, con percorsi strutturati e risorse dedicate. Nel frattempo, le scuole possono valorizzare la formazione già disponibile e rafforzare il coordinamento tra docenti curricolari e di sostegno; le famiglie, dal canto loro, possono fare riferimento al PDP e al dialogo con i consigli di classe per garantire continuità agli strumenti previsti. La mobilitazione, comunque vada, ha già ottenuto un risultato: riportare l'inclusione degli studenti neurodivergenti tra le priorità del confronto pubblico sulla scuola.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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