La scuola italiana trattiene più studenti che in passato: la dispersione scolastica continua a scendere e l'Italia ha già centrato, con un anno di anticipo, l'obiettivo fissato dal PNRR per il 2026. Ma dietro il dato nazionale resta un Paese a due velocità, con divari di apprendimento tra Nord e Sud ancora ampi, soprattutto in Matematica, che si accentuano man mano che si sale di grado. È la fotografia che emerge dai dati dell'INVALSI.
Il calo della dispersione: i numeri
Secondo l'INVALSI, la dispersione esplicita — la quota di giovani che escono dal sistema con al più la licenza media (i cosiddetti ELET) — è diminuita negli ultimi anni in modo deciso: dal 12,7% del 2021 a un valore confermato intorno all'8,2% nei dati più recenti, ben al di sotto del 10,2% indicato come traguardo dal PNRR per il 2026. Un risultato raggiunto in anticipo, che avvicina anche l'obiettivo europeo del 9% previsto per il 2030.
Esplicita e implicita: due facce dello stesso problema
Accanto alla dispersione esplicita, l'INVALSI misura quella "implicita": studenti che arrivano al termine del percorso senza aver acquisito le competenze di base attese. Anche su questo fronte i dati nazionali mostrano segnali di miglioramento, ma il problema resta rilevante, perché il possesso di un titolo non garantisce di per sé la padronanza di italiano, matematica e inglese. Non mancano le note positive: l'Istituto ha rilevato progressi nell'Inglese e, per la prima volta, competenze digitali degli studenti collocate tra livello intermedio e avanzato, con risultati più omogenei sul territorio. In riduzione anche il divario degli alunni con background migratorio, in particolare di seconda generazione.
Il nodo dei divari territoriali
Il punto critico resta la geografia. I divari tra le aree del Paese sono ampi e si manifestano già dalla scuola primaria, accentuandosi nei gradi superiori. La distanza più marcata riguarda la Matematica: secondo l'INVALSI il Sud e le Isole totalizzano circa 27 punti in meno rispetto al Nord-Ovest. Le regioni del Mezzogiorno — tra cui Calabria, Sicilia e Campania figurano tra le più in difficoltà — restano indietro, a conferma che il miglioramento medio nasconde situazioni molto diverse da territorio a territorio.
Cosa c'è dietro i numeri
Sul calo della dispersione hanno inciso più fattori: l'ampliamento della partecipazione scolastica, gli interventi mirati nelle aree fragili e una scuola più capace di "trattenere" gli studenti che in passato avrebbero abbandonato. Restano però le disuguaglianze legate al contesto socio-economico e territoriale. La sfida, sottolinea l'INVALSI, è ora trasformare la maggiore inclusione in apprendimenti di qualità per tutti, attraverso la personalizzazione della didattica e il rafforzamento dell'offerta formativa nelle aree più svantaggiate. Sul piano delle politiche, si muovono in questa direzione gli interventi dedicati al Mezzogiorno e le risorse del PNRR per il contrasto agli abbandoni.
Cosa attendersi
Con l'anno scolastico in chiusura e le prove INVALSI 2026 ormai concluse, l'attenzione si sposta sul nuovo Rapporto nazionale, atteso nelle prossime settimane, che aggiornerà il quadro complessivo. Per le scuole, per i docenti e per le famiglie il messaggio è duplice: c'è un progresso reale da consolidare, ma la partita dell'equità — perché il successo scolastico non dipenda dal luogo di nascita — è ancora aperta. E si gioca soprattutto nelle regioni del Sud, dove servono continuità degli interventi e risorse stabili.
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