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Violenza a scuola, FLC CGIL: "Investire sulle risorse, non puntare sulla repressione"

Violenza a scuola, FLC CGIL: "Investire sulle risorse, non puntare sulla repressione"

Il clima di tensione che attraversa le aule italiane continua a occupare il centro del dibattito pubblico, specialmente in questo scorcio finale dell'anno scolastico 2025/2026. Gli episodi di aggressione ai danni del personale, che hanno segnato le cronache recenti, hanno spinto le organizzazioni sindacali a chiedere un cambio di rotta radicale. In particolare, la segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, è intervenuta con fermezza per sottolineare come la risposta puramente sanzionatoria non sia sufficiente a risolvere una crisi che appare, prima di tutto, culturale e strutturale.

La critica alle misure punitive

Secondo la FLC CGIL, l'approccio adottato negli ultimi anni per arginare il fenomeno della violenza a scuola si è concentrato eccessivamente sulla repressione. Il riferimento principale è alla Legge 1° ottobre 2024, n. 150, che ha introdotto norme più severe sulla valutazione del comportamento e ripristinato, di fatto, il valore del voto in condotta anche nelle scuole secondarie di primo grado. Sebbene l'intento del legislatore fosse quello di riaffermare l'autorevolezza dei docenti, il sindacato osserva che i dati e la realtà quotidiana di questo maggio 2026 dimostrano come le sanzioni, da sole, non fungano da deterrente efficace.

"La violenza si contrasta investendo sulla scuola, non con la repressione", ha dichiarato Gianna Fracassi nel suo ultimo intervento. Il sindacato evidenzia che trasformare la scuola in un luogo di mera applicazione di codici penali o disciplinari rischia di snaturare la sua funzione educativa. Per i docenti e il personale ATA, che si trovano in prima linea, la percezione è quella di essere lasciati soli a gestire conflitti sociali sempre più complessi, armati solo di strumenti burocratici e sanzionatori.

Cosa serve davvero: risorse e personale

Per la FLC CGIL, la vera soluzione passa attraverso un piano di investimenti che intervenga sulle criticità quotidiane vissute dai lavoratori della scuola. La richiesta è chiara: meno "classi pollaio" e più personale qualificato. In un momento in cui si discutono gli organici per il prossimo anno scolastico 2026/2027, il sindacato ribadisce l'urgenza di potenziare la presenza di figure professionali di supporto, come psicologi e pedagogisti, che possano intercettare il disagio giovanile prima che sfoci in episodi di aggressività.

L'impatto pratico per gli insegnanti è evidente: lavorare in classi con un numero ridotto di alunni permetterebbe di instaurare una relazione educativa più profonda e personalizzata, riducendo le frizioni e il senso di isolamento degli studenti. Inoltre, la FLC CGIL punta il dito contro il sovraccarico di lavoro del personale ATA, spesso insufficiente a garantire la vigilanza e la sicurezza necessaria all'interno dei plessi scolastici, specialmente nelle aree periferiche o a rischio.

Un appello per il futuro del sistema istruzione

La questione non riguarda solo la sicurezza fisica, ma anche la dignità professionale dei lavoratori. Il sindacato sottolinea che la violenza è anche figlia di una svalutazione sociale del ruolo del docente, alimentata da retribuzioni che restano tra le più basse d'Europa nonostante i recenti rinnovi contrattuali. Investire nella scuola significa, dunque, anche restituire valore economico e sociale a chi ci lavora ogni giorno.

In conclusione, la posizione della FLC CGIL invita il Ministero dell'Istruzione e del Merito a spostare il focus dai provvedimenti emergenziali a una programmazione di lungo periodo. La sfida per l'anno scolastico 2026/2027 sarà proprio quella di capire se le istituzioni sceglieranno di proseguire sulla strada della severità normativa o se accoglieranno l'appello per un rilancio dei finanziamenti, volto a ricostruire quel patto educativo tra scuola, famiglia e società che oggi appare profondamente incrinato.

Vincenzo Schirripa

Editore, docente, autore

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