Riconoscimento del valore costituzionale del diritto all'istruzione e all'inclusione, ma forti criticità sul piano dell'omogeneità territoriale, dei requisiti professionali e della stabilità occupazionale. È questa la posizione espressa dalla CISL Scuola nell'audizione informale dello scorso 28 aprile 2026 davanti alle Commissioni riunite VII (Cultura, Scienza e Istruzione) e XI (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati, nell'ambito dell'esame delle proposte di legge sull'istituzione del profilo professionale dell'assistente per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità.
Il sindacato, convocato insieme alle altre organizzazioni rappresentative, ha depositato una memoria scritta con la quale, pur riconoscendo il valore complessivo dell'intervento normativo, ha segnalato una serie di nodi ancora aperti. Il provvedimento all'esame della Camera, già licenziato dal Senato lo scorso 28 gennaio 2026, mira a definire in via legislativa il profilo, i requisiti di accesso e l'inquadramento contrattuale di una figura oggi disciplinata in modo frammentario tra Stato, Regioni ed enti locali.
Dalla Legge 104/1992 al D.Lgs. 66/2017: un quadro ancora disomogeneo
La figura dell'assistente per l'autonomia e la comunicazione trova il suo fondamento nell'articolo 13, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, che attribuisce agli enti locali il compito di garantire l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali. Il Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, successivamente modificato dal D.Lgs. 7 agosto 2019, n. 96 e dal D.Lgs. 62/2024, ha confermato questa ripartizione di competenze nell'ambito del riordino della disciplina sull'inclusione scolastica.
Il risultato, secondo la CISL Scuola, è un sistema che produce una "inclusione a macchia di leopardo": la qualità del servizio dipende dal territorio, dalle scelte organizzative degli enti locali e dalla disponibilità delle risorse, con percorsi educativi sensibilmente differenti da regione a regione. Da qui la richiesta sindacale di un collegamento esplicito tra la nuova disciplina e i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), considerati indispensabili per garantire standard uniformi su tutto il territorio nazionale e dare effettività al diritto allo studio degli alunni con disabilità.
Requisiti di accesso e standard formativi nazionali
Tra i nodi più delicati indicati nella memoria depositata in Commissione vi è quello dei requisiti di accesso alla professione. L'attuale pluralità di percorsi formativi e titoli richiesti dalle Regioni rischia, secondo la CISL Scuola, di compromettere l'omogeneità delle competenze professionali e la stessa qualità del servizio reso agli alunni. Il sindacato chiede pertanto l'introduzione di standard formativi nazionali e una definizione univoca del ruolo dell'assistente all'autonomia e alla comunicazione, figura che opera prevalentemente nel campo socioeducativo.
Sul piano formativo, il riferimento normativo attualmente vigente per il rilascio della qualifica è il Decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, che disciplina il sistema nazionale di certificazione delle competenze e degli apprendimenti non formali e informali. In tale cornice, gli enti accreditati dalle Regioni erogano percorsi che conducono all'Attestato di Qualifica Professionale ASACOM, classificato a livello EQF 4 e spendibile sull'intero territorio nazionale ed europeo. A titolo esemplificativo, percorsi come il corso ASACOM di Formacenter, accreditato dalla Regione Campania, si articolano su 500 ore complessive in modalità DAD/FAD e sono aperti anche ai non residenti, con requisito d'accesso pari ad almeno il livello EQF 3. Si tratta tuttavia di standard regionali: l'assenza di un quadro nazionale unitario è proprio una delle criticità segnalate dalla CISL Scuola.
Particolare rilievo assume, nelle osservazioni del sindacato, la necessità di evitare sovrapposizioni con il docente di sostegno. L'assistente, ribadisce la CISL Scuola, deve affiancare il docente "nel rispetto della specificità del ruolo", senza ambiguità operative né traslazioni di funzioni didattiche, soprattutto in contesti scolastici già complessi sul piano organizzativo. La proposta di legge dovrà quindi chiarire in modo netto perimetro di competenza e modalità di integrazione tra le due figure professionali.
Governance, appalti e continuità del servizio
Un ulteriore passaggio centrale dell'intervento sindacale riguarda il modello organizzativo e di governance. Il sistema attuale, che vede il coinvolgimento di scuole, enti locali, cooperative e soggetti del terzo settore senza un coordinamento stabile, viene giudicato dalla CISL Scuola come una delle cause principali della frammentazione del servizio. Il sindacato chiede l'emanazione di atti regolamentari attuativi capaci di definire con maggiore precisione rapporti, responsabilità e modalità di integrazione tra le diverse figure professionali coinvolte.
Sul piano del rapporto di lavoro, la criticità più rilevante è rappresentata dal ricorso sistematico agli appalti. Tale modalità gestionale, sottolinea la memoria sindacale, produce discontinuità sia lavorativa sia educativa, con ricadute dirette sul percorso degli alunni con disabilità. L'inquadramento contrattuale previsto dalla proposta di legge viene valutato come un elemento positivo, ma giudicato ancora insufficiente in assenza di un rafforzamento delle tutele e di meccanismi che garantiscano la continuità del personale assegnato ai singoli alunni nell'arco dell'intero percorso scolastico.
L'iter parlamentare e i prossimi passaggi
Il testo unificato, nato dalla confluenza di più proposte di legge e dall'iniziativa parlamentare della senatrice Carmela Bucalo, ha già ricevuto il via libera del Senato il 28 gennaio 2026. Alla Camera l'esame è ora affidato alle Commissioni riunite VII e XI, che hanno aperto la fase delle audizioni per acquisire il punto di vista delle parti sociali e delle associazioni di rappresentanza. Il provvedimento prevede l'attribuzione della competenza agli enti territoriali per l'attivazione della figura, una procedura concorsuale per l'accesso e meccanismi di stabilizzazione per il personale già in servizio.
La CISL Scuola ha auspicato che il confronto con il Parlamento prosegua nelle prossime settimane con l'apertura ai contributi delle organizzazioni sindacali, in modo da arrivare a un testo che, oltre a istituire formalmente il profilo professionale, sia in grado di assicurare un modello realmente integrato di inclusione scolastica, fondato su standard nazionali, continuità del servizio e valorizzazione delle competenze.
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