Mentre l'Italia celebra la Festa dei Lavoratori oggi, venerdì 1 maggio 2026, il comparto istruzione si trova alla vigilia di una settimana caratterizzata da forti tensioni sindacali. La pausa festiva non ferma infatti la macchina organizzativa per la doppia giornata di sciopero nazionale proclamata per mercoledì 6 e giovedì 7 maggio 2026. Le mobilitazioni, che colpiranno in modo differenziato i vari ordini di scuola, minacciano di rallentare le attività didattiche e di bloccare le rilevazioni nazionali INVALSI nella scuola primaria.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), attraverso l'aggiornamento dell'Avviso n. 47 del 28 aprile 2026, reso pubblico nella giornata di ieri, giovedì 30 aprile 2026, ha confermato il quadro delle sigle coinvolte. Non si tratta di un'azione unitaria, bensì di una convergenza di diverse sigle sindacali che hanno indetto astensioni dal lavoro sia per l'intera giornata che per mansioni specifiche, come la somministrazione dei test standardizzati.
Il calendario degli scioperi: mercoledì 6 e giovedì 7 maggio 2026
La prima ondata di proteste è prevista per mercoledì 6 maggio 2026. Per l'intera giornata, Cobas Scuola, Cobas Scuola Sardegna, USB PI e Scuola, con l'adesione di FISI e Sindacato Sociale di Base, hanno indetto uno sciopero generale che riguarda tutto il personale docente, ATA, educativo e dirigente. Contemporaneamente, le sigle CUB SUR e SGB hanno proclamato uno sciopero breve limitato alla scuola primaria. Questa specifica azione è volta a boicottare le prove INVALSI: l'astensione riguarda tutte le attività connesse, dalla somministrazione alla correzione, fino alla tabulazione dei dati.
Giovedì 7 maggio 2026 la mobilitazione proseguirà con un focus particolare sugli istituti tecnici e professionali. In questa data, alla prosecuzione dello sciopero generale delle sigle già citate, si aggiungerà l'azione di FLC CGIL, CUB SUR e SGB rivolta specificamente al personale delle scuole tecniche. La protesta si scaglia contro la riforma dei percorsi quadriennali e le recenti rimodulazioni degli organici, che secondo i sindacati penalizzerebbero l'offerta formativa laboratoriale e teorica.
Comunicazioni urgenti: il termine per le famiglie scade oggi
Sul piano burocratico, la gestione di queste giornate richiede il rispetto rigoroso delle tempistiche normative. Secondo l'Accordo sulle norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali del 2 dicembre 2020 (attuativo della Legge 146/90), all'Art. 3 comma 5, il Dirigente Scolastico ha l'obbligo di comunicare alle famiglie le modalità di funzionamento del servizio almeno cinque giorni prima della data dello sciopero.
Considerando che la prima giornata di astensione è fissata per mercoledì 6 maggio 2026, il termine ultimo per informare i genitori sulla possibile chiusura dei plessi o sulla riduzione dell'orario scolastico scade proprio oggi, venerdì 1 maggio 2026. Entro la serata odierna, le istituzioni scolastiche devono aver pubblicato sui propri portali istituzionali e inviato tramite i canali ufficiali le informative necessarie. Parallelamente, entro la giornata di lunedì 4 maggio 2026, il personale scolastico potrà rendere la propria dichiarazione volontaria di adesione, che una volta espressa risulterà irrevocabile ai fini della trattenuta stipendiale.
Le ragioni della protesta: salari e riforme nel mirino
Le motivazioni che animano la mobilitazione del 6 e 7 maggio 2026 sono molteplici. Cobas e USB pongono l'accento sulla perdita del potere d'acquisto degli stipendi, ritenendo inadeguati gli stanziamenti previsti per il rinnovo contrattuale rispetto all'inflazione registrata nell'ultimo biennio. Resta inoltre centrale l'opposizione alle prove INVALSI, considerate dai sindacati di base come uno strumento di valutazione improprio che altera la normale programmazione didattica.
Per quanto riguarda la FLC CGIL, la giornata del 7 maggio 2026 rappresenta un momento di opposizione netta alla revisione della filiera tecnico-professionale. Il sindacato contesta la riduzione degli anni di studio da cinque a quattro e l'eccessivo sbilanciamento verso le esigenze delle imprese, chiedendo invece investimenti strutturali per mantenere l'autonomia e la qualità dell'istruzione tecnica statale.
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