Sparatoria a Cracovia, ex compagna di scuola: «Diceva di voler essere un assassino»

CRACOVIA – Disegnava persone impiccate e diceva che voleva essere lui l'assalitore di un attacco a una scuola: è il ritratto emerso dalle parole di un'ex compagna di classe di Michał Oksińsci, il 24enne di idee di estrema destra ritenuto l'autore dell'attacco armato che sabato 7 novembre ha sconvolto il centro di Cracovia.

Il bilancio complessivo della tragedia è di nove morti e 16 feriti, tra cui cinque cittadini stranieri originari di Austria, Germania, Portogallo, Russia e Gran Bretagna. Prima di compiere la strage in Piazza del Mercato sparando sulla folla con un fucile semiautomatico tipo AR-15, il giovane ha ucciso nella loro abitazione i propri familiari: il padre di 53 anni, la madre di 52 anni e la sorella ventenne.

I ricordi tra i banchi di scuola

L'attentatore, che ha studiato da meccanico e lavorava come tornitore, aveva frequentato il Centro di formazione professionale e permanente a Ostrowiec Śviętokrzyski, cittadina a circa 150 chilometri da Cracovia. Una sua ex compagna di istituto ha raccontato alcuni episodi risalenti agli anni scolastici, descrivendo un ragazzo taciturno e poco socievole.

«Durante le lezioni faceva dei disegni in cui raffigurava persone impiccate oppure qualcuno che entrava con una pistola», ha spiegato la donna. Quando gli altri studenti gli chiedevano spiegazioni su quelle immagini, il 24enne rispondeva che si trattava di un attacco alla scuola e che lui impersonava l'assalitore armato. «Diceva che voleva diventare un assassino come se fosse semplicemente un suo sogno», ha aggiunto l'ex compagna, precisando che all'epoca, pur trovando inquietanti tali atteggiamenti, tra i banchi nessuno pensava che quelle parole avrebbero un giorno trovato riscontro nella realtà.

La ricostruzione dell'attacco e le indagini

Secondo le ricostruzioni fornite dalle autorità competenti, Oksińsci è giunto nella piazza centrale di Cracovia a bordo di un'automobile priva di targa, indossando una tuta mimetica. La Procura locale ha aperto un'inchiesta per terrorismo, procedendo al sequestro di sette armi da fuoco e di un ingente quantitativo di munizioni trovati a disposizione del giovane, che era solito frequentare il poligono insieme al padre.

Il raid è stato interrotto dall'intervento di due agenti di polizia che hanno risposto al fuoco facendo scudo con i propri corpi e fermando l'aggressore. Entrambi i poliziotti sono rimasti feriti nel conflitto a fuoco e si trovano attualmente in ospedale; per uno dei due agenti, colpito gravemente, è stato lanciato un appello urgente per la donazione di sangue. Anche il presunto responsabile della strage si trova ora ricoverato in ospedale in gravi condizioni a seguito delle ferite riportate nello scontro a fuoco.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.