Ricordare il 4 novembre 1966 non significa soltanto fare memoria di una tragedia, ma riconoscere come da quell'evento nacque una risposta straordinaria nel mondo della ricerca e della cultura. È quanto sottolinea l'intervento della rettrice Alessandra Petrucci, che compare sul libro uscito oggi in edicola con la cronaca di Firenze, intitolato “1966-2026, i giorni del fango e la bellezza ferita”.

Pur colpita nelle strutture didattiche e scientifiche, nei laboratori e nelle biblioteche, l'Università di Firenze trasformò l'emergenza in un impegno permanente per la conoscenza, la prevenzione e la salvaguardia del territorio, dando vita a una nuova alleanza tra scienza e restauro.

Dalla difesa delle opere al rischio idrogeologico

La cooperazione tra docenti, ricercatori, storici dell'arte, restauratori e istituzioni di tutela permise di recuperare le opere danneggiate dall'acqua e dal fango. Questo lavoro introdusse un maggiore rigore scientifico e accelerò lo sviluppo della diagnostica applicata, grazie anche al contributo dei fisici dell'Università e del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

L'impegno oltre l'emergenza portò, nel 1974, alla nascita a Firenze del centro del CNR dedicato allo studio del deperimento e della conservazione delle opere d'arte, seguito nel 1975 dall'istituzione del laboratorio scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure e, nel 1993, del Consorzio interuniversitario CSGI (Sistemi a Grande Interfase). Da questo ambiente interdisciplinare nacque la figura del conservation scientist e un'offerta formativa specifica dedicata alla diagnostica, ai materiali e alla scienza della conservazione.

Nello stesso periodo, l'alluvione segnò una svolta nello studio del rischio idrogeologico. La scuola idraulica fiorentina, attraverso il CNR-GNDCI (Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche) e il Progetto Arno, contribuì allo sviluppo della radarmeteorologia, della modellistica matematica delle piene e dei sistemi di supporto alle decisioni, ponendo le basi dei moderni sistemi di monitoraggio e allertamento e del Piano di protezione civile della Prefettura di Firenze del 1986.

La missione oggi tra intelligenza artificiale e prevenzione

Oggi la missione dell'Ateneo si rinnova di fronte al cambiamento climatico e ai fenomeni meteorologici estremi. I ricercatori integrano la tradizione della scuola idraulica con modelli tridimensionali del bacino, dati satellitari, sensori e strumenti di intelligenza artificiale per simulare scenari di piena e pianificare interventi di mitigazione, affiancati dagli studi sulla stabilità dei versanti e sulle soluzioni urbane basate sulla natura.

Come evidenziato nel volume, l'immagine dei giovani universitari impegnati nel fango per salvare libri e opere d'arte resta nella memoria collettiva, ma l'eredità del 1966 rappresenta soprattutto una responsabilità duratura: mettere la conoscenza scientifica e il rigore accademico al servizio delle città e del territorio, unendo ricerca scientifica, responsabilità civile e tutela del patrimonio.

Immagine di copertina generata con l'intelligenza artificiale a scopo illustrativo: non ritrae persone, luoghi o istituti reali citati nell'articolo.

Fonte: La Nazione