Ha trent'anni, origini marocchine, un curriculum accademico di rilievo e collaborazioni con istituti di geopolitica e media nazionali: è Youssef Siher, considerato dagli inquirenti e dall'intelligence la mente del Movimento 17 ottobre. Nelle scorse ore gli uomini dell'antiterrorismo lo hanno cercato a Mazzano, nel Bresciano, dove risulta residente, perquisendo la casa dei genitori, prima di rintracciarlo nella periferia di Milano insieme alla moglie, a casa di un'amica attivista pro-Palestina. Su di lui pende un'indagine per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo.

Il percorso accademico e le collaborazioni

Il profilo di Siher unisce studi avanzati e un passato da attivista. Dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, ha conseguito una laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione all'Università degli Studi di Milano — dove è stato anche componente del Senato accademico e presidente degli studenti universitari musulmani — per poi proseguire con la magistrale in Scienze politiche e di governo, focalizzandosi su linguaggio politico, storia del Nord Africa e del Medio Oriente, geopolitica e movimenti islamici.

Nel suo curriculum figurano inoltre un'esperienza come research trainee all'Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa all'Ispi (che ha precisato come lo stage risalga al 2024 e che da allora non vi siano più state collaborazioni), articoli pubblicati per Il Fatto Quotidiano e Il Foglio, oltre a impieghi come assistente di biblioteca all'Università Statale di Milano e rider per Glovo.

Il Movimento 17 ottobre e le indagini

Già noto agli 007 dell'Aisi, che nel 2024 lo avevano segnalato tra i fondatori dell'organizzazione Alba nascente, Siher è ritenuto il gestore della pagina Instagram e del canale Telegram del Movimento 17 ottobre. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la rete era attiva nel diffondere messaggi a sostegno della causa palestinese e nel coordinare la mobilitazione nelle piazze italiane, aggirando le forze dell'ordine con comunicazioni dell'ultimo minuto. Le indagini, condotte dalla polizia postale con intercettazioni e la collaborazione giudiziaria di Meta per risalire agli indirizzi IP, puntano ora ad analizzare i dispositivi elettronici sequestrati al trentenne per verificare l'esistenza di una struttura di coordinamento e di eventuali legami con altre sigle della protesta.

Fonte: Il Messaggero