Sostenere gli atenei statali è un investimento sociale indispensabile per tutelare l'uguaglianza delle opportunità e il diritto allo studio. È questo il messaggio lanciato dalla rettrice dell'Università di Torino, Cristina Prandi, durante la conferenza stampa di presentazione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2026-2027, fissata per lunedì 26 ottobre.

Come riportato dall'agenzia ANSA, la cerimonia inaugurale presenterà una significativa novità sul piano simbolico e organizzativo: non ci saranno i consueti saluti istituzionali e, per la prima volta, salirà sul palco per intervenire uno studente del Polo universitario penitenziario. La cerimonia si terrà nei locali della Facoltà di Economia, una scelta voluta per rafforzare il legame con il territorio e valorizzare tutte le sedi periferiche dell'Ateneo.

Risorse, ricerca e ricambio generazionale

Nel suo intervento, la rettrice ha affrontato il nodo critico dei finanziamenti destinati all'istruzione superiore, evidenziando che «le risorse non sono mai adeguate alle esigenze dell'università pubblica». Da qui la necessità di difendere il principio del finanziamento pubblico anche a tutela della libertà della ricerca scientifica, che non deve restare subordinata esclusivamente a scopi di applicazione immediata.

Sul fronte del personale e del reclutamento universitario, l'ateneo piemontese ha scelto di concentrare le proprie disponibilità economiche sul ricambio generazionale. Pur in presenza di stringenti vincoli di bilancio, la rettrice ha comunicato che sono 54 le posizioni da ricercatore già deliberate o in via di pubblicazione.

Gli investimenti edilizi e i nuovi poli didattici

Il piano di sviluppo dell'Ateneo riguarda anche la gestione e la riqualificazione degli spazi e degli edifici universitari. Tra i progetti annunciati in vista del prossimo anno accademico spiccano il potenziamento delle infrastrutture e l'apertura di due nuovi campus universitari, situati rispettivamente a Grugliasco e in piazza Nizza a Torino.

Foto di copertina: Rickinasia — CC0, via Wikimedia Commons