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Brizzola (Udu): Mobilitazione non violenta ha risultato positivo

Dalle grandi città alle aree interne, il Paese è attraversato da proteste contro il carovita. Ne parla Sabrina Brizzola dell'Udu.

Vincenzo Schirripa 24 ottobre 2026 · 06:01 2 min di lettura

Il Paese è attraversato da massicce manifestazioni, dalle grandi città del Nord alle Regioni del Sud, con studenti e autotrasportatori che scendono in piazza e nelle strade per protestare contro l'aumento dei prezzi e le difficoltà crescenti nell'arrivare alla fine del mese. La situazione è stata analizzata da il Resto del Carlino attraverso le parole di Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell'Unione degli Universitari e giovane del Fermano.

Le ragioni delle proteste intergenerazionali

Intervistata sulle motivazioni che spingono moltissimi giovani a scendere in piazza.

"La scorsa settimana hanno avuto luogo diverse manifestazioni molto diverse tra loro, ma caratterizzate tutte da una spiccata impronta intergenerazionale. Il tema fondamentale che le accomuna tutte è innanzitutto il carovita, un problema che genera implicazioni pesanti per l'intera popolazione, coinvolgendo studenti, lavoratori e pensionati. In secondo luogo, tutte queste azioni condividono la richiesta diretta di risposte a un governo che continua ostinatamente a non fornirne. Le uniche contromisure adottate finora dall'esecutivo sono state i decreti repressivi rispetto agli avvenimenti di Milano e di altre città, con l'effetto di spostare costantemente l'attenzione altrove senza rispondere nel merito delle rivendicazioni".

Le differenze territoriali e il contesto del Fermano

Molti ragazzi e ragazze del territorio marchigiano e del Fermano si sono spostati nelle grandi città come Roma, Milano e Torino per partecipare alle mobilitazioni, mentre a livello locale non si è registrata traccia di iniziative simili. Sulle ragioni di questa differenza.

"Il nostro territorio ha tanti piccoli paesi ed è privo di grandi metropoli, nelle quali fare politica e convocare grandi manifestazioni risulta nettamente più semplice. Chiamare una piazza a Fermo o nelle aree interne implica sempre il doppio della fatica, sia per la presenza di amministrazioni locali abbastanza ostili e legate alle destre, sia perché le organizzazioni territoriali che potrebbero farlo sono molto frammentate".

L'importanza di fare rete

Interrogata sulla possibilità che una mobilitazione organizzata nel Fermano sui temi del caro-vita e del diritto allo studio possa comunque generare un impatto positivo.

"Qualsiasi mobilitazione produce un risultato positivo quando le modalità e le pratiche portate in piazza non sfociano in episodi di violenza. Questo valore è ancora più forte quando la spinta proviene dai giovani che abitano il territorio fermano. Nello specifico, vi sono molti ragazzi della zona che desiderano trovare una comunità o un gruppo in cui fare politica, ma riscontrano un'enorme difficoltà. Fare rete tra i giovani e tra tutte le componenti sociali è una delle prime necessità politiche del territorio".
Tags: cronaca universita proteste
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