Il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso è stato l'ospite d'onore del Dipartimento di Scienze politiche, della comunicazione e delle relazioni internazionali dell'Università di Macerata in occasione dell'inaugurazione delle attività didattiche.
Davanti a studenti, docenti e autorità riuniti alla Loggia del Grano, l'intervento si è concentrato sulle tappe fondamentali della democrazia repubblicana: dal suffragio universale al referendum del 1946, passando per l'approvazione della Costituzione e l'avvio delle attività della Consulta nel 1956.
Per il presidente della Corte costituzionale si è trattato di un ritorno nei luoghi della sua precedente attività di docenza alla fine degli anni Ottanta. Amoroso ha ricordato il periodo in cui la facoltà fu occupata durante la mobilitazione studentesca legata alla protesta della Pantera, evidenziando come i ragazzi vollero comunque tenere la lezione.
Nel corso dell'incontro, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle motivazioni che lo spinsero a iscriversi a Giurisprudenza, ha ricordato la sua incertezza giovanile tra le materie giuridiche e la predilezione per quelle scientifiche, come la matematica. Un percorso di studi che lo ha condotto, nel gennaio 2025, alla presidenza della Corte costituzionale.
Nella sua lectio doctoralis, Amoroso ha ripercorso la nascita della Consulta, prevista dalla Costituzione del 1948 ma divenuta operativa solo otto anni più tardi a causa di resistenze politiche, contrasti giuridici e difficoltà nelle nomine dei giudici, ricordando in particolare il ruolo di Alcide De Gasperi.
All'evento hanno preso parte i presidenti dei consigli di classe di laurea Ronald Car, Uoldelul Chelati Dirar e Alessia Bertolazzi, insieme al presidente del Consiglio degli studenti Stefano Di Carlo. Il direttore del Dipartimento, Angelo Ventrone, ha evidenziato il ruolo dell'università nella formazione di una comunità di circa 1.300 studenti, richiamando l'importanza di fornire ai giovani gli strumenti adeguati per orientarsi in un contesto segnato da disinformazione, tensioni geopolitiche e trasformazioni tecnologiche, anche attraverso esperienze formative come le visite alla Consulta e il progetto "Destinazione Auschwitz".
Fonte: il Resto del Carlino
