L’Università dell’Insubria entra nella graduatoria internazionale World Top 2% Scientists, l'elenco che individua i ricercatori con il maggior impatto nelle rispettive aree di lavoro. Nell'edizione 2026, basata sui dati bibliometrici del 2025, sono 44 gli studiosi associati all'ateneo presenti nella classifica relativa all'impatto scientifico dell'ultimo anno.
A questi si aggiungono 33 studiosi inseriti nella graduatoria che considera l'incidenza maturata nell’intera carriera, un dato in crescita rispetto ai 29 dell'edizione precedente e agli 8 registrati nel 2019. Come riportato da Il Giorno, l'incremento evidenzia il progressivo consolidamento della visibilità internazionale della ricerca dell'ateneo.
I criteri della classifica internazionale
La graduatoria si basa su un database che analizza oltre 11 milioni di scienziati suddivisi in 22 aree scientifiche e 174 sottosettori disciplinari. Vengono inclusi i primi 100mila studiosi per punteggio complessivo oppure quanti rientrano nel 2% più elevato del proprio sottosettore.
L'analisi utilizza i dati bibliometrici provenienti da Scopus e indicatori standardizzati come il numero di citazioni, l'h-index, parametri legati alla coautorialità e il c-score, l'indicatore sintetico impiegato per valutare l'impatto scientifico.
Le aree disciplinari coinvolte
La presenza dell'ateneo nella classifica riguarda diversi ambiti.
- Biologia e medicina
- Scienze ambientali
- Fisica e chimica
- Informatica e matematica
Una varietà che riflette il carattere multidisciplinare dell'università e il suo contributo alla conoscenza, dalla salute alla sostenibilità ambientale fino allo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche.
"La World Top 2% Scientists rappresenta uno dei numerosi strumenti disponibili per valutare la produzione e l’impatto della ricerca – sottolinea Loredano Pollegioni, delegato della rettrice a ricerca e innovazione – come ogni analisi bibliometrica, restituisce una prospettiva specifica e deve quindi essere interpretata con attenzione. Il suo valore emerge soprattutto quando i risultati vengono osservati nel tempo, come indicazione di un trend complessivo, e non come una graduatoria di merito tra singoli ricercatori, discipline o gruppi di ricerca".




