L'alta formazione universitaria e il collegamento con il mondo del lavoro rappresentano la chiave per contrastare la fuga di cervelli e spingere i giovani a rimanere nel Mezzogiorno. A evidenziarlo è il Mattino, che riporta l'intervento del rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli in occasione dell'inaugurazione del 125esimo anno accademico dell'ateneo.
Il blasone dell'ateneo e il legame con il territorio
Nel corso del suo intervento, il rettore ha descritto l'università come custode di un blasone fondato su tre elementi chiave: le radici nel territorio, la serietà riconosciuta a livello internazionale nella didattica e nella ricerca, e l'apertura verso l'innovazione digitale e l'intelligenza artificiale. Tra gli esempi di questo percorso figura il dottorato in Humanities and Technologies, capace di attrarre un numero di richieste notevolmente superiore rispetto ai posti disponibili.
I dati sul placement e la sfida per il Mezzogiorno
Un ruolo centrale è ricoperto dalla cosiddetta "quarta missione", ovvero il ponte tra università e lavoro inserito nel piano strategico dell'ateneo. In base a quanto emerge dal rapporto AlmaLaurea citato, l'ateneo registra un tasso di occupazione dei laureati pari al 91,6%. Di questi, il 71,3% trova un'occupazione in Campania, mentre la percentuale di chi si trasferisce all'estero si attesta allo 0,5%.
L'obiettivo sottolineato è quello di evitare versioni anacronistiche dell'assistenzialismo, puntando invece su una sinergia concreta tra istituzioni e università per trattenere sul territorio i giovani migliori e attrarne altri. A testimonianza della spinta innovativa vi sono anche progetti sviluppati dagli studenti, come ClaraLex, un agente di intelligenza artificiale ideato da un gruppo di universitari per semplificare il linguaggio giuridico contrattuale.




