Lavorare fino a 70 anni per ritrovarsi con una pensione di poco superiore all'assegno sociale. È lo scenario prospettato dall'Anief, che lancia un nuovo allarme sulle condizioni previdenziali di docenti e personale ATA, chiedendo interventi mirati per la categoria.
Secondo quanto evidenziato dal presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, l'innalzamento dell'aspettativa di vita rischia di spingere i dipendenti della scuola a lasciare il servizio a 70 anni, dopo un percorso lavorativo stimato tra i 35 e i 40 anni. Per l'organizzazione sindacale risulta inaccettabile che, dopo decenni di attività, l'importo della pensione rimanga prossimo alla soglia sociale.
Le richieste del sindacato: uscita anticipata e riscatto della laurea
Tra le principali rivendicazioni avanzate dall'Anief figurano l'introduzione dell'uscita anticipata per i lavoratori esposti a professioni stressanti e ad alto rischio di burnout, il riconoscimento dello stress da lavoro correlato come malattia professionale e il riscatto gratuito degli anni di formazione universitaria.
Il sindacato punta il dito contro i costi elevati necessari per il riscatto della laurea, che possono arrivare a superare i 60-70 mila euro. Una spesa definita insostenibile per vedersi riconosciuto il titolo accademico ai fini previdenziali, soprattutto considerando il rischio di concludere la carriera con trattamenti economici analoghi a quelli di chi possiede il solo diploma.
Le proposte sindacali guardano anche alle risorse disponibili, richiamando gli oltre 40 miliardi di risparmi detenuti dall'INPS per la tutela della salute dei lavoratori. L'Anief propone di destinare 10 miliardi al personale scolastico colpito da burnout, consentendo l'uscita dal lavoro dopo i 60 anni senza penalizzazioni sull'assegno e separando la spesa sociale dal bilancio previdenziale dell'Istituto.
Verso il rinnovo contrattuale e le tutele per la salute
Il tema dello stress da lavoro correlato, secondo il sindacato, deve entrare a far parte della contrattazione integrativa nella parte normativa del contratto collettivo nazionale 2025-2027. Se l'attività scolastica viene riconosciuta come usurante, l'uscita anticipata deve configurarsi come un diritto, in linea con quanto richiamato dalla proposta di legge Bucalo.
A supporto della richiesta viene citata un'indagine dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro sulla tutela della salute mentale degli insegnanti, che evidenzia la specificità degli ambienti scolastici rispetto ad altri settori professionali. Da qui la necessità di istituire un Osservatorio nazionale sul burnout e di riaprire il confronto sul riconoscimento del lavoro scolastico come usurante, affrontando non solo l'età di pensionamento ma la qualità complessiva della vita di docenti e ATA.




