Sale la tensione tra i presidi e il Ministero dell’Istruzione e del Merito: l'ipotesi di una mobilitazione della categoria, fino alla proclamazione dello sciopero, torna concreta. A stabilirlo è stato il Consiglio nazionale dell'associazione sindacale Dirigentiscuola, riunito a Roma il 10 e 11 ottobre 2026, deciso a intensificare le iniziative di rivendicazione di fronte a questioni contrattuali e gestionali ritenute ormai insostenibili.
Il nodo della perequazione retributiva
Al centro del contenzioso sindacale rimane la storica disparità di trattamento economico tra i capi d'istituto e i dirigenti degli altri comparti della pubblica amministrazione. Come sottolineato dall'organizzazione, il problema si protrae da circa 25 anni senza trovare un canale risolutivo.
Il presidente nazionale del sindacato, Attilio Fratta, ha richiamato l'attenzione su un divario stipendiale stimato in circa mille euro netti al mese, a fronte di crescenti e complesse responsabilità a carico di chi guida le scuole: «È una questione di dignità prima ancora che di soldi», ha affermato Fratta, sollecitando l'allineamento retributivo.
I rapporti con l'amministrazione centrale si sono ulteriormente incrinati dopo il confronto del 1° ottobre scorso con il ministro Giuseppe Valditara. In base alla ricostruzione della sigla sindacale, da quell'incontro non sarebbero arrivate prospettive concrete per sciogliere il nodo delle retribuzioni né attraverso la prossima legge di bilancio né tramite la tornata contrattuale.
Accordi non rispettati e carichi amministrativi
Oltre alla parte economica, Dirigentiscuola contesta il mancato adempimento di una serie di punti concordati in sede di conciliazione il 26 gennaio 2026.
- la sicurezza negli edifici scolastici e i rapporti con gli Uffici scolastici regionali;
- la riforma degli organi collegiali, le regole di reclutamento, la gestione delle reggenze e la mobilità;
- i pesanti adempimenti burocratici legati all'attuazione del PNRR e le criticità operative sulla piattaforma Passweb;
- la semplificazione amministrativa e il rinnovo del CCNL per il triennio 2025-2027.
Il sindacato ha evidenziato inoltre di non aver mai ricevuto il documento ministeriale promesso, che avrebbe dovuto riepilogare puntualmente lo stato di avanzamento degli impegni assunti e di quelli ancora inevasi.
Mandato alla segreteria e possibili forme di protesta
Alla luce della situazione, l'assise nazionale ha conferito mandato al presidente e alla Segreteria di cercare nuovi interlocutori politici e istituzionali, allargando il confronto anche al di fuori di Viale Trastevere, al fine di individuare percorsi certi e verificabili.
L'atto non costituisce ancora la proclamazione formale dell'astensione dal lavoro, ma apre la strada a un progressivo inasprimento della vertenza. Nel ricordare la determinazione della categoria, Fratta ha fatto riferimento alle manifestazioni del 2017, durante le quali si ricorse anche allo sciopero della fame e della sete. Il leader dell'organizzazione ha inoltre espresso critiche verso le altre sigle sindacali della dirigenza scolastica per l'assenza di un percorso unitario efficace sulla perequazione.
Ai lavori ha preso parte anche Tiziana Cignarelli, segretario generale della Codirp, indicando come precedente a cui guardare il contratto 2025-2027 della dirigenza sanitaria per il superamento dei disallineamenti tra comparti. Senza segnali concreti sui carichi di lavoro e sul trattamento stipendiale nei prossimi passaggi istituzionali, il sindacato ha chiarito che il passaggio a manifestazioni e azioni di protesta diretta diventerà inevitabile.




