La facoltà di Psicologia continua ad attrarre un numero crescente di studenti — +90% di iscritti al primo anno in meno di dieci anni — portando l'Italia a essere il primo Paese d'Europa per laureati in questa disciplina. Tuttavia, l'ingresso nel mercato del lavoro rimane difficile e poco retribuito nei primi anni dopo la laurea magistrale, con un recupero significativo solo a cinque anni dal titolo. È il quadro che emerge dall'analisi dell'Osservatorio Talents Venture sui dati del Ministero dell'Università, pubblicata dal Sole 24 Ore in occasione della Giornata mondiale della salute mentale dello scorso 10 ottobre, e dai dati del Rapporto AlmaLaurea 2026.

Boom di iscrizioni e primato europeo

Nel 2025 gli iscritti al primo anno dei corsi di Psicologia sono stati 34.384, con un incremento del 90% rispetto al 2016, a fronte di un +39% registrato dall'intero sistema universitario. Nel 2024 l'Italia ha laureato 25.732 psicologi, pari al 22% del totale dell'Unione europea, pur pesando per il 13% sui laureati complessivi di tutte le discipline.

Una spinta decisiva arriva dalle università telematiche, che oggi raccolgono il 36% degli iscritti al primo anno (contro il 13% di dieci anni fa) e spiegano da sole quasi due terzi dell'aumento complessivo: circa 10mila ingressi sui 16mila totali. Le prime tre università italiane per numero di iscritti in Psicologia sono tutte online: in testa Mercatorum con 3.932 iscritti, più di Padova e Sapienza messe insieme. Una delle cause è l'accesso: su 43 corsi triennali degli atenei statali, 42 prevedono un test d'ingresso, mentre nessuno dei 14 corsi telematici lo richiede.

Lavoro: partenza lenta, recupero a cinque anni

Il nodo critico è la transizione al lavoro. Secondo il Rapporto AlmaLaurea 2026, a un anno dalla laurea magistrale lavora il 62,2% dei laureati del gruppo psicologico, contro l'80,8% della media: il valore più basso tra tutti i gruppi disciplinari. Chi trova un'occupazione guadagna in media 1.138 euro netti al mese, contro i 1.495 euro della media generale.

Il ritardo iniziale — spiega il rapporto — dipende dalla partecipazione a tirocini, dottorati e scuole di specializzazione, spesso non retribuite, che allungano i tempi di ingresso. Per esercitare come psicoterapeuta serve infatti una specializzazione quadriennale, in larga parte privata e a carico dello studente: a cinque anni dal titolo il 50,5% dei laureati ne ha frequentata una.

Il quadro migliora sensibilmente allungando l'orizzonte temporale. AlmaLaurea ha seguito i laureati magistrali del 2020: a cinque anni dal titolo il tasso di occupazione sale al 93,5%, con un balzo di 44,2 punti percentuali (il più ampio tra tutti i gruppi), e la retribuzione cresce del 56,6% fino a 1.657 euro netti mensili. Il divario con la media (94,4% di occupati e 1.903 euro) resta, ma si riduce: sul fronte occupazionale lo scarto scende sotto il punto percentuale.

Il rischio «illusione» per i nuovi iscritti

La crescita delle iscrizioni non accenna a rallentare, alimentata dall'offerta telematica senza test d'ingresso. L'Osservatorio Talents Venture si chiede cosa fare «per non illudere gli studenti»: il percorso per diventare psicoterapeuta è lungo, costoso e il ritorno economico e occupazionale si concretizza solo nel medio-lungo periodo, dopo anni di formazione spesso non retribuita.