Nuove tensioni sul fronte dell'inclusione scolastica. Gli studenti della Rete degli Studenti Medi sono scesi in piazza a Roma, organizzando un presidio di protesta davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione e del Merito contro le recenti misure introdotte dal Decreto Scuola.
La mobilitazione, avvenuta lunedì 5 ottobre, ha rimesso al centro del dibattito pubblico le politiche di integrazione negli istituti italiani. Sotto le finestre di Viale Trastevere è comparso un grande striscione rosso con la scritta: "La scuola pubblica è aperta a tutt3". L'obiettivo della protesta, come spiegato dai rappresentanti degli studenti, è rivendicare un modello educativo che unisca anziché dividere.
Le ragioni della protesta: il tetto del 30% e il coinvolgimento delle famiglie
Al centro delle contestazioni degli studenti ci sono alcune delle norme più discusse del provvedimento voluto dal ministro Giuseppe Valditara. In particolare, l'attenzione si concentra sulla quota massima del 30% di alunni stranieri all'interno di ciascuna classe, una misura definita dai manifestanti como "profondamente divisiva".
Sotto la lente della Rete degli Studenti Medi è finita anche la gestione dei rapporti con le famiglie degli alunni con background migratorio. Il decreto valorizza il ruolo dei Centri provinciali per l'istruzione degli adulti (CPIA) per offrire corsi gratuiti di lingua italiana, favorendo la partecipazione attiva delle famiglie, ma senza prevedere obblighi di frequenza o sanzioni per i genitori, aspetti su cui gli studenti chiedono comunque un potenziamento dei servizi di mediazione culturale anziché approcci burocratici.
Gli studenti ritengono che un approccio eccessivamente rigido o burocratico sia controproducente per una reale integrazione.
"La scuola pubblica deve essere un luogo in cui nessuno venga lasciato indietro", ha dichiarato un portavoce della Rete degli Studenti Medi. "Oggi vediamo invece crescere meccanismi di separazione ed esclusione che rischiano di colpire soprattutto chi vive condizioni di maggiore fragilità. Noi rivendichiamo una scuola che sappia accogliere, includere e mettere tutti nelle condizioni di stare insieme. Non bastano dichiarazioni di principio, servono ascolto, prevenzione ed educazione".
Il ruolo dei CPIA e il supporto alle famiglie
I Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti (CPIA) sono istituzioni scolastiche statali che offrono percorsi di istruzione per adulti e giovani che non hanno completato il percorso di studi, oltre a corsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana per cittadini stranieri. Nel disegno del Ministero, l'invio dei genitori a questi corsi gratuiti dovrebbe rappresentare uno strumento di supporto per facilitare la comunicazione con le istituzioni scolastiche e favorire la partecipazione attiva alla vita scolastica dei figli.
Tuttavia, le modalità di coinvolgimento delle famiglie e l'effettiva accessibilità di questi corsi sono elementi che suscitano perplessità tra le associazioni studentesche e i sindacati. Secondo i rappresentanti degli studenti, senza un adeguato supporto strutturale e una mediazione culturale attiva, si rischia di non raggiungere le famiglie più vulnerabili, anziché avvicinarle all'istituzione scolastica, mancando l'obiettivo di una piena integrazione.
Cosa chiedono gli studenti per l'inclusione scolastica
Secondo i promotori del presidio, per favorire una reale inclusione degli alunni con cittadinanza non italiana non sono necessari limiti numerici alla composizione delle classi o provvedimenti rigidi nei confronti delle famiglie.
- Più investimenti per il personale: incremento dell'organico dei docenti e del personale ATA per gestire meglio le classi complesse.
- Sostegno alle famiglie: percorsi di accompagnamento sociale ed economico per facilitare l'accesso ai servizi scolastici.
- Mediazione linguistico-culturale: potenziamento della figura dei mediatori all'interno delle scuole per superare le barriere linguistiche senza ricorrere a misure coercitive.
Il presidio di Roma si inserisce in una mobilitazione più ampia che ha visto gli studenti attivi nelle piazze e nelle scuole di tutta Italia nei giorni precedenti. La Rete degli Studenti Medi ha annunciato che le iniziative di protesta proseguiranno anche nelle prossime settimane per chiedere una scuola "democratica, laica, pubblica e realmente accessibile", in cui il diritto allo studio non sia condizionato dal contesto socio-economico o familiare di partenza.
Alla manifestazione di lunedì hanno espresso adesione e supporto diverse organizzazioni sindacali e forze politiche, tra cui la Cgil, lo Spi Cgil, l'Unione degli Universitari (Udu), l'Adi (Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia), i Giovani Europeisti Verdi, l'Unione Giovani di Sinistra, i Giovani Democratici, il Partito Democratico e Alleanza Verdi-Sinistra.
Fonte: il Fatto Quotidiano




