OCSE, D’Aprile: “Scuola, all’Italia mancano 7 miliardi di investimenti per raggiungere la media”
All’appello della scuola italiana mancano esattamente 7 miliardi di euro. È questa la cifra necessaria per allineare l'investimento nell'istruzione statale alla media dei Paesi OCSE e per avviare un piano serio di stabilizzazione del personale e di adeguamento salariale. Il dato emerge da un’elaborazione della UIL Scuola RUA basata sugli ultimi indicatori internazionali, che evidenziano come l'Italia destini alla scuola solo il 2,7% del proprio Prodotto Interno Lombardia (PIL), a fronte di una media OCSE del 3%.
Secondo il Segretario generale della UIL Scuola, Giuseppe D’Aprile, questa distanza non è solo un numero statistico, ma si traduce in una carenza strutturale che colpisce quotidianamente docenti, personale ATA e studenti. Il calcolo, effettuato convertendo i dati OCSE in euro attraverso i fattori ufficiali della Banca Mondiale, mette a nudo un divario che penalizza l'intero sistema formativo nazionale rispetto ai partner europei.
Cosa si potrebbe fare con un investimento di 7 miliardi
La destinazione di queste risorse aggiuntive permetterebbe, secondo il sindacato, di intervenire su diverse criticità storiche del comparto istruzione. Non si tratta solo di cifre, ma di interventi concreti che cambierebbero il volto della scuola italiana.
- Stabilizzazione dei precari: Il passaggio dei posti dall'organico di fatto all'organico di diritto permetterebbe di immettere in ruolo migliaia di docenti e personale ATA che oggi lavorano con contratti a termine, garantendo continuità didattica e stabilità lavorativa.
- Aumento delle retribuzioni: Un piano di investimenti di questa portata consentirebbe di ridurre il gap salariale con il resto d'Europa, rendendo la professione docente nuovamente attrattiva.
- Riduzione del numero di alunni per classe: Risorse fresche permetterebbero di superare il fenomeno delle cosiddette "classi pollaio", migliorando la qualità dell'insegnamento e la sicurezza negli istituti.
- Potenziamento del tempo pieno: Un investimento strutturale favorirebbe l'estensione dell'orario scolastico pomeridiano, servizio fondamentale per le famiglie e per il contrasto alla dispersione scolastica.
- Sostegno alle aree interne: Garantire servizi e professionalità anche nelle zone geograficamente più svantaggiate, dove le scuole rappresentano spesso l'unico presidio dello Stato.
Il confronto impietoso con l'Europa: il caso Spagna e Germania
Il rapporto tra investimenti e qualità del lavoro emerge con chiarezza quando si analizzano le buste paga. Un docente della scuola primaria in Spagna, all'inizio della sua carriera, percepisce circa il 48% in più rispetto a un collega italiano. Se si guarda alla Germania, lo stipendio di ingresso è addirittura superiore al doppio di quello percepito in Italia.
Il divario non si riduce con l'anzianità di servizio: a fine carriera, un insegnante della primaria spagnolo continua a guadagnare circa il 45% in più rispetto a un docente italiano di pari grado. "Sono differenze che non possono essere considerate normali", ha sottolineato D’Aprile, ricordando come altri Paesi europei abbiano percentuali di investimento sul PIL molto più alte, come la Svezia che raggiunge il 3,8% o la stessa Spagna al 2,8%.
Insegnanti sottopagati rispetto agli altri laureati
Oltre al confronto internazionale, la UIL Scuola pone l'accento sulla svalutazione interna della professione. In Italia, un insegnante della scuola primaria guadagna mediamente il 36% in meno rispetto a un lavoratore con lo stesso livello di istruzione (laurea) impiegato in altri settori professionali. Per i docenti della scuola secondaria di secondo grado, la differenza è del 29% in meno.
Questo dato evidenzia un problema di riconoscimento sociale ed economico che va oltre il semplice rinnovo contrattuale. Sebbene il rinnovo del CCNL 2025-2027 rappresenti un passaggio necessario, il sindacato avverte che da solo non può bastare a colmare un vuoto che nasce da anni di tagli e mancati investimenti.
"È evidente che dietro la questione salariale c’è un problema più grande: quanto il Paese decide di investire nella scuola e nelle persone che ogni giorno la fanno funzionare. Per questo continuiamo a chiedere di sottrarre la scuola ai vincoli di bilancio e prevedere un capitolo di spesa dedicato all’istruzione."
Le richieste per la prossima Manovra economica
In vista della prossima sessione di bilancio, la richiesta della UIL Scuola è chiara: servono risorse aggiuntive e, soprattutto, strutturali. L'obiettivo è ottenere un capitolo di spesa dedicato esclusivamente all'istruzione che sia svincolato dai rigidi parametri del patto di stabilità, trattando la scuola come un investimento strategico per il futuro e non come un costo da tagliare.
Per ulteriori approfondimenti sui dati e sulle tabelle comparative, è possibile consultare la nota tecnica ufficiale sul portale della Federazione UIL Scuola RUA.
Cosa fare adesso
Il personale scolastico (docenti e ATA) è invitato a monitorare le prossime iniziative sindacali e le audizioni parlamentari legate alla Legge di Bilancio 2027, dove si deciderà l'effettivo stanziamento di risorse per il comparto. La trasformazione dei posti di "fatto" in "diritto" resta la priorità per chi attende la stabilizzazione del rapporto di lavoro.




