Il decreto legge del Governo che introduce il tetto del 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana che non parlano bene l'italiano — misura che entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico, salvo modifiche parlamentari — sta alimentando il confronto nelle scuole del Centro-Nord. Nelle province marchigiane ed emiliane i dirigenti scolastici fotografano una realtà attuale ben lontana dalla soglia critica, definendo l'intervento più simbolico che strutturale.

Ascoli Piceno: percentuali tra il 5 e il 13%

Nel Piceno i numeri restano contenuti. Nelle scuole del territorio si fatica a superare il 10% di alunni stranieri per classe. Si va dal 5% dei licei al 13% di alcuni istituti comprensivi, con l'eccezione del centro per gli adulti (Cpia). Per i presidi ascolani la diversità non è per forza un problema e il dato sulla presenza va letto con attenzione, senza allarmismi.

Fermo: poche scuole sopra la soglia

Situazione analoga nel Fermano, dove pochissime realtà scolastiche supererebbero la soglia del 30%. I dirigenti scolastici del territorio sottolineano come il problema prioritario resti il calo demografico, evidenziando la necessità di interventi che affrontino le vere criticità del sistema.

Rimini e Cesena: non stravolgerà le nostre scuole

Sulla Riviera i referenti dei presidi sottolineano che il nuovo decreto non stravolgerà le scuole del territorio. A Cesena dai dirigenti scolastici arriva un elemento chiave: pochissimi alunni stranieri non parlano italiano, ricordando che la nazionalità non dice nulla sulle reali problematiche didattiche che gli studenti incontrano in aula. Nel cesenate il dibattito vede posizioni contrapposte tra chi definisce la misura un intervento simbolico e chi la ritiene indispensabile.

Il quadro normativo e i tempi

Il provvedimento, varato come decreto legge, fissa il limite per le classi in cui sono presenti alunni «che non parlano bene l'italiano». La decorrenza è prevista per l'anno scolastico 2027/2028, ma il testo dovrà passare il vaglio del Parlamento per la conversione in legge, passaggio che potrebbe modificarne contenuti e tempi. Nel frattempo, gli uffici scolastici territoriali stanno avviando le rilevazioni per mappare le situazioni critiche. Le direttive e la documentazione ufficiale sulla misura sono consultabili sul portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) e sui canali degli Uffici Scolastici Regionali (USR).

Cosa cambia per le segreterie e i dirigenti

  • Formazione classi: il parametro del 30% diventerà un vincolo formale nella composizione delle classi prime (primaria e secondaria di I grado) dalla prossima tornata di iscrizioni.
  • Rilevazione bisogni: servirà distinguere per cittadinanza e per competenza linguistica reale (livello A2 QCER come riferimento), non solo per anagrafe.
  • Deroghe: il decreto prevede eccezioni per classi con progetti specifici o per scuole in territori a bassa densità; le modalità operative arriveranno con le circolari ministeriali.

In attesa del testo definitivo convertito in legge, le indicazioni operative per le segreterie restano quelle ordinarie: monitorare le iscrizioni, segnalare criticità all'Ufficio scolastico territoriale e predisporre i piani di accoglienza e alfabetizzazione (Pai) per gli alunni neoarrivati.