Una classe dell'Istituto tecnico industriale Malignani di Udine si è aggiudicata il primo premio nell'edizione 2026 del concorso internazionale Green Schools Europe. Lo racconta il Messaggero Veneto, che dedica spazio al risultato raggiunto dagli studenti friulani grazie a un prototipo capace di trasformare i rifiuti plastici prodotti all'interno della scuola in filamento utilizzabile per le stampanti 3D.
Il riconoscimento premia un percorso didattico che ha saputo unire competenze diverse: il progetto è nato dalla collaborazione tra i docenti di chimica e meccatronica, mettendo in pratica quell'approccio interdisciplinare che l'istituto tecnico coltiva da tempo. Gli studenti hanno progettato e realizzato un sistema che chiude il cerchio della plastica a chilometro zero: dai contenitori e dagli scarti della vita scolastica quotidiana si ottiene materia prima per la prototipazione rapida nei laboratori d'istituto.
Un laboratorio circolare dentro la scuola
Il cuore dell'iniziativa è un impianto compatto che tritura, estude e filtra la plastica — prevalentemente PET e PLA — per restituire un filo continuo pronto per la stampa additiva. Non si tratta solo di un esercizio teorico: il filamento prodotto torna subito a disposizione delle classi per realizzare componenti, modelli didattici, parti di ricambio per le attrezzature dei laboratori. In questo modo la scuola riduce i conferimenti in discarica, abbatte i costi di acquisto del materiale e, soprattutto, offre agli studenti un'esperienza concreta di economia circolare.
Secondo quanto riportato dal quotidiano friulano, l'intervento è stato interamente finanziato attingendo ai fondi per la transizione ecologica messi a disposizione per le scuole. Una scelta che ha permesso di acquistare le attrezzature necessarie — trituratore, estrusore, bobinatrici e sensori di controllo qualità — senza gravare sul bilancio ordinario dell'istituto.
La giuria europea: innovazione replicabile
La giuria di Green Schools Europe ha valutato positivamente non solo il risultato tecnico, ma la replicabilità del modello. Il prototipo udinese è stato giudicato adatto a essere adottato da altri istituti tecnici e professionali, con costi contenuti e un impatto didattico immediato su più discipline: chimica dei polimeri, disegno tecnico, automazione, educazione ambientale. La premiazione — si legge nell'articolo del Messaggero Veneto — ha messo in evidenza come il progetto Malignani rappresenti una «buona pratica» capace di coniugare sostenibilità, innovazione tecnologica e formazione professionale.
Il valore didattico oltre il premio
Per i ragazzi coinvolti — una classe del triennio dell'indirizzo Chimica, materiali e biotecnologie affiancata da compagni del corso Meccanica, meccatronica ed energia — l'esperienza ha significato confrontarsi con problematiche reali: la caratterizzazione dei polimeri post-consumo, la gestione delle impurità, la taratura dei parametri di estrusione per ottenere un filamento costante. Competenze che il mercato del lavoro richiede sempre più spesso e che difficilmente si acquisiscono solo sui libri di testo.
Il dirigente scolastico e i docenti referenti hanno sottolineato come il premio sia il frutto di un lavoro di squadra che dura da mesi, dentro e fuori l'orario curricolare, e come il riconoscimento europeo dia visibilità a un modo di fare scuola che punta sulla progettualità laboratoriale come leva per la motivazione e l'orientamento.
La notizia, diffusa dal Messaggero Veneto, arriva in un momento in cui il Ministero dell'Istruzione e del Merito sta spingendo sull'acceleratore per la transizione ecologica e digitale degli istituti, anche attraverso i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'esperienza del Malignani dimostra come, quando risorse e autonomia didattica si incontrano, la scuola pubblica sa produrre innovazione tangibile — e premiarla a livello internazionale.