L’istruzione italiana deve rimanere un pilastro unitario e nazionale, al riparo da spinte localistiche che rischierebbero di frammentare il diritto allo studio e la dignità professionale dei lavoratori. È questo il messaggio perentorio lanciato da Giuseppe D’Aprile, Segretario Generale della UIL Scuola RUA, in merito all'attuazione dell'autonomia differenziata prevista dalla Legge 26 giugno 2024, n. 86.

Secondo il sindacato, il progetto di regionalizzazione delle competenze scolastiche non rappresenta solo un cambiamento amministrativo, ma una vera e propria minaccia alla coesione sociale del Paese. Il timore principale riguarda la creazione di un sistema scolastico "a due velocità", dove le opportunità per gli studenti e le condizioni di lavoro per docenti e personale ATA dipenderebbero esclusivamente dal budget e dalle decisioni delle singole Regioni.

Il rischio di un sistema a due velocità

La posizione della UIL Scuola è netta: la scuola è l'istituzione che più di ogni altra deve garantire l'uguaglianza dei cittadini, come sancito dalla Costituzione. "L'istruzione deve restare nazionale e unitaria", ha ribadito D’Aprile, evidenziando come l'affidamento di poteri legislativi e gestionali alle Regioni possa compromettere l'uniformità dei percorsi didattici.

Uno dei nodi più critici è quello dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP). Nonostante la normativa preveda la definizione di standard minimi validi su tutto il territorio nazionale, il sindacato esprime forte scetticismo sulla loro capacità di impedire divari strutturali. In linea con il cronoprogramma della legge quadro, la definizione dei decreti legislativi per i LEP è attesa entro la fine del 2026, un termine oltre il quale le Regioni potrebbero iniziare a negoziare le intese specifiche. Senza investimenti massicci e perequativi, le Regioni più ricche potrebbero offrire servizi migliori, laboratori più avanzati e una maggiore offerta formativa, lasciando indietro i territori con meno risorse.

Stipendi e contratti: la fine del CCNL?

Per il personale scolastico, la preoccupazione maggiore è legata alla tenuta del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL). Se le Regioni dovessero acquisire autonomia anche sulla gestione del personale, si aprirebbe la strada a contratti regionali differenziati.

  • Differenziazione salariale: il rischio è il ritorno delle "gabbie salariali", con stipendi parametrati al costo della vita locale o alla capacità finanziaria della Regione, rompendo il principio di parità di retribuzione a parità di funzione su base nazionale.
  • Mobilità territoriale: la regionalizzazione del personale renderebbe molto più complesso il trasferimento tra scuole di regioni diverse, limitando la libertà di movimento dei docenti e dei collaboratori scolastici.
  • Reclutamento: procedure di concorso regionali potrebbero creare percorsi di accesso alla professione non uniformi, con requisiti e modalità che variano da confine a confine.

Programmi scolastici e identità nazionale

Oltre agli aspetti economici, la UIL Scuola sottolinea il pericolo di una frammentazione dei programmi didattici. Un'istruzione regionalizzata potrebbe portare a una curvatura eccessiva dei programmi verso le esigenze produttive o le identità locali, a discapito di una formazione critica e universale che deve restare patrimonio comune di ogni studente italiano, da Nord a Sud.

Il sindacato teme che la scuola perda la sua funzione di "ascensore sociale" nazionale per diventare uno strumento funzionale solo alle dinamiche del mercato del lavoro locale. "La scuola non può essere piegata a logiche di territorio", avverte il segretario, ribadendo che l'unità del sistema è l'unica garanzia per un'istruzione libera e uguale per tutti.

Cosa succederà adesso

La battaglia contro l'autonomia differenziata si sposta ora sul piano della mobilitazione e del confronto istituzionale. La UIL Scuola, insieme ad altre sigle sindacali e associazioni, continua a monitorare i decreti attuativi e a chiedere al Ministero dell'Istruzione e del Merito garanzie precise affinché le materie fondamentali dell'istruzione non siano oggetto di intese regionali che possano ledere l'unità del sistema.

In attesa di ulteriori sviluppi normativi, il sindacato ha già annunciato una giornata di mobilitazione nazionale prevista per la fine di ottobre 2026, per difendere il carattere nazionale della scuola pubblica italiana. Per consultare i documenti ufficiali e le posizioni dettagliate, è possibile fare riferimento alla nota ufficiale della UIL Scuola RUA disponibile sul portale istituzionale.