Il sistema delle scuole dell'infanzia paritarie nella provincia di Padova è vicino al punto di rottura. L'allarme arriva direttamente dalla FISM (Federazione Italiana Scuole Materne) locale: a causa della combinazione tra il drastico calo delle nascite e l'impennata dei costi di gestione, circa 20 istituti del territorio rischiano la chiusura definitiva entro la fine dell'attuale anno scolastico. Una situazione di emergenza che mette a rischio non solo la continuità educativa per centinaia di bambini, ma anche la stabilità lavorativa di decine di dipendenti tra docenti e personale ATA.
La crisi, che colpisce in modo trasversale sia i piccoli centri che le aree più popolate del padovano, non è un fenomeno improvviso, ma il culmine di un trend negativo che ha subito un'accelerazione negli ultimi mesi. Le scuole paritarie, che in Veneto svolgono una funzione di servizio pubblico essenziale coprendo una fetta enorme dell'offerta formativa 3-6 anni, si trovano oggi schiacciate tra entrate in diminuzione e uscite fisse sempre più onerose.
I numeri della crisi: 20 istituti in bilico
Secondo i dati diffusi dalla federazione, come riportato anche da PadovaOggi, il numero delle strutture in sofferenza finanziaria è salito drasticamente. Sono 20 le scuole dell'infanzia che hanno segnalato una situazione di criticità tale da rendere incerta la riapertura o il completamento del ciclo scolastico. La minaccia di chiusura riguarda realtà che accolgono complessivamente centinaia di famiglie, le quali si troverebbero improvvisamente senza un punto di riferimento educativo nel proprio comune di residenza.
L'impatto occupazionale è altrettanto preoccupante: si stima che siano coinvolti circa 170 lavoratori, tra insegnanti e personale ausiliario. Per queste figure, la chiusura della struttura significherebbe la perdita immediata del posto di lavoro, con scarse possibilità di ricollocamento immediato nel settore pubblico, già saturo o geograficamente distante.
Denatalità e costi: le cause del dissesto
Il principale nemico delle scuole paritarie padovane è il calo demografico. Negli ultimi tre anni, la provincia ha registrato una perdita di circa 1.000 potenziali alunni nella fascia d'età 3-6 anni. Meno bambini significa meno rette incassate, ma i costi per mantenere aperta una scuola — dal riscaldamento alla manutenzione degli edifici, fino agli stipendi del personale — rimangono pressoché invariati.
A questo si aggiunge il peso dell'inflazione e dei costi energetici. Nonostante alcuni interventi tampone, le bollette per luce e gas continuano a gravare sui bilanci delle paritarie, che spesso sono gestite da parrocchie o enti senza scopo di lucro con margini di manovra finanziaria ridottissimi. Senza un adeguamento dei contributi pubblici, la gestione ordinaria diventa impossibile.
L'appello della FISM alle istituzioni
La FISM Padova ha lanciato un appello urgente alla Regione Veneto e ai Comuni del territorio. La richiesta è chiara: servono fondi straordinari e strutturali per garantire la sopravvivenza del sistema integrato. Le scuole paritarie rivendicano il proprio ruolo di pilastro del sistema scolastico nazionale, come previsto dalla Legge 62/2000, che le riconosce a tutti gli effetti come parte dell'istruzione pubblica.
Le soluzioni proposte dalla federazione includono:
- Un incremento dei contributi regionali per il funzionamento delle scuole dell'infanzia.
- La revisione delle convenzioni comunali per adeguarle al reale costo della vita.
- Misure di sostegno specifiche per contrastare il caro-energia nelle strutture educative.
Cosa cambia per le famiglie
Per i genitori, la chiusura di una scuola paritaria non rappresenta solo un disagio logistico. Spesso queste strutture offrono servizi di pre e post-scuola fondamentali per la conciliazione tra vita familiare e lavorativa, che le scuole statali non sempre riescono a garantire. Inoltre, la scomparsa di una scuola dell'infanzia in un piccolo comune impoverisce il tessuto sociale del territorio, rendendolo meno attrattivo per le giovani coppie e alimentando ulteriormente il circolo vizioso della denatalità.
Al momento, la situazione rimane in evoluzione. Alcuni tavoli tecnici tra FISM e amministrazioni locali sono stati aperti per valutare interventi d'urgenza caso per caso, ma la sensazione è che senza un intervento sistemico a livello centrale, il numero delle scuole destinate a chiudere i battenti sia destinato a crescere entro la fine del 2026.
Per ulteriori informazioni sulla normativa che regola il settore, è possibile consultare la sezione dedicata alle scuole paritarie sul portale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.




