Nelle scuole italiane arriva il divieto di indossare il velo integrale. Il provvedimento è stato introdotto con il Decreto Legge n. 112 del 12 agosto 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 20 agosto 2026, che stabilisce lo stop all'utilizzo in aula del niqab — l'indumento che lascia scoperti solo gli occhi — e del burqa, che copre interamente il corpo e il volto. La misura punta a regolamentare l'abbigliamento all'interno degli istituti scolastici, introducendo precise conseguenze per chi non rispetterà le nuove disposizioni.

Il provvedimento prevede sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 200 euro a un massimo di 1.000 euro. In caso di studentesse minorenni, l'obbligo di pagamento della multa ricadrà direttamente sui genitori o sui tutori legali. Per quanto concerne l'aspetto operativo, le procedure di controllo dovranno essere attuate nel rispetto delle linee guida che saranno definite dalla circolare ministeriale di prossima emanazione, la quale dettaglierà i protocolli di identificazione e gestione previsti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Il contesto: quanti sono gli studenti coinvolti

La questione, pur avendo sollevato un ampio dibattito nazionale, riguarda una platea numericamente contenuta. La percentuale di studentesse che indossa il velo integrale in classe è inferiore all'1%. Il Ministero dell'Istruzione non ha diffuso stime ufficiali circa il numero di giovani straniere che fanno uso del burqa, un indumento che, secondo le rilevazioni, risulta essere utilizzato quasi esclusivamente da studentesse di origine afghana.

La reazione delle comunità islamiche

Nonostante i numeri limitati, la decisione dell'esecutivo ha incontrato una ferma opposizione da parte di diverse comunità musulmane in Italia. Dalle città di Catania e Roma fino a Torino, numerosi Imam hanno espresso il proprio dissenso, definendo il decreto come un'operazione di natura politica e propagandistica, piuttosto che una necessità didattica o di sicurezza.

Le proteste si sono concentrate sulla percezione di una misura che viene vista come un intervento mirato su costumi religiosi e culturali, sollevando interrogativi sulla libertà di espressione all'interno degli ambienti educativi pubblici. Il governo, dal canto suo, sostiene la necessità di uniformare le regole di comportamento e di decoro all'interno degli istituti, garantendo la riconoscibilità degli studenti durante le attività scolastiche.

Nelle prossime settimane sono attesi ulteriori chiarimenti da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito in merito alle modalità applicative del decreto, con particolare riferimento alla gestione delle verifiche quotidiane all'ingresso delle aule e al protocollo che i dirigenti scolastici dovranno seguire per segnalare eventuali violazioni. Per approfondire le normative vigenti e le procedure per il personale scolastico.