Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha avviato l'iter per introdurre un riconoscimento specifico per il personale scolastico che presta servizio nei territori montani. Nel corso dell'informativa sindacale tenutasi oggi, martedì 22 settembre 2026, è stata illustrata una bozza di decreto che mira a valorizzare l'attività lavorativa svolta nei plessi ubicati nei comuni montani, in attuazione della legge 12 settembre 2025, n. 131.
Cosa prevede la proposta del Ministero
La misura, che ricalca l'impostazione già adottata per il servizio prestato nelle piccole isole, punta a incentivare la permanenza del personale nelle aree geografiche soggette a spopolamento e a garantire la continuità didattica e amministrativa. Il punteggio aggiuntivo riguarderà il servizio effettivamente prestato dal prossimo anno scolastico 2027/2028, con applicazione pratica a partire dall'aggiornamento delle graduatorie per il 2028/2029.
Secondo quanto emerso durante l'incontro.
- Punteggio standard: circa sei punti per ogni anno scolastico di servizio, a condizione che sia stato prestato per almeno 180 giorni, di cui almeno 120 di attività didattiche effettive.
- Valorizzazione della continuità: per un quinquennio di servizio continuativo, sempre nel rispetto del requisito dei 180 giorni annui, è previsto un punteggio aggiuntivo di dieci punti.
- Anni successivi: oltre il quinquennio, per ogni ulteriore anno di servizio, verranno riconosciuti ulteriori tre punti.
I requisiti per il personale docente e ATA
Il Ministero ha precisato che il punteggio aggiuntivo è subordinato al servizio effettivamente prestato. Non sarà sufficiente la mera copertura contrattuale: i giorni di assenza, anche se retribuiti, non concorreranno al raggiungimento della soglia minima necessaria per ottenere il bonus. Questa clausola è stata inserita per garantire che il riconoscimento premi il presidio effettivo sul territorio.
Inizialmente focalizzata sul corpo docente, la bozza di decreto è stata estesa anche al personale ATA. Per quest'ultima categoria, il bonus inciderà sulle graduatorie permanenti provinciali e su quelle di istituto, rappresentando un fattore di peso rilevante per le future immissioni in ruolo e per l'assegnazione delle supplenze.
Il dibattito sindacale
Le organizzazioni sindacali, tra cui la FLC CGIL, hanno accolto con favore l'obiettivo di sostenere le aree disagiate, ma hanno espresso la necessità di un monitoraggio attento. Il timore sollevato è che un'eccessiva valorizzazione del servizio in queste zone possa creare squilibri nelle graduatorie, penalizzando chi ha maturato posizioni nel corso di molti anni in altre sedi.
I sindacati hanno inoltre richiesto maggiore chiarezza sulla definizione di "servizio effettivamente prestato", al fine di evitare contenziosi e incertezze interpretative in fase di applicazione del decreto. L'amministrazione ministeriale ha preso atto delle osservazioni, confermando l'intenzione di procedere verso un testo che sia, al contempo, efficace nel contrasto allo spopolamento scolastico ed equilibrato rispetto alle dinamiche di reclutamento del personale.