Un vaso di terracotta bianca, spaccato al centro e circondato da aculei e spunzoni che sembrano proiettarsi in un'esplosione verso l'esterno. È l'opera grafica creata da Yampahouindè Kabore — per tutti Yampa —, 43 anni, originaria del Burkina Faso e in Italia dal 2022. Nel suo Paese d'origine la Bulaa è un recipiente tradizionale destinato alle offerte per gli antenati e riservato, secondo antiche consuetudini, a un utilizzo strettamente regolato. Attraverso i prompt dell'intelligenza artificiale generativa, Yampa ha scelto di spogliare quell'oggetto dalla rigidità del passato per regalargli una forma dinamica di libertà.

Il lavoro di Yampa non è un caso isolato. Fa parte di un percorso didattico che ha coinvolto oltre 19 studenti del CPIA 3 di Roma, il Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti, provenienti da 13 Paesi di tre differenti continenti: dal Perù alla Nigeria, dal Venezuela al Burkina Faso, fino a Cina e Indonesia. Da oggi, lunedì 21 settembre, e fino a domenica 27 settembre 2026, questi lavori usciranno dalle aule scolastiche per diventare una mostra pubblica ospitata nel cuore della Capitale, all'interno della cornice della Rome Future Week. È possibile consultare il programma ufficiale della Rome Future Week per verificare gli orari completi degli eventi in calendario.

Dalla memoria personale al design digitale

L'iniziativa ha preso il via nelle aule del centro d'istruzione per adulti, dove gli alunni hanno analizzato e documentato gli oggetti in terracotta della propria cultura d'origine. Ciascuno ha studiato forme, funzioni materiali e significati simbolici di recipienti e vasettame tradizionali, per poi rielaborarli visivamente grazie agli strumenti di intelligenza artificiale e design digitale.

Il percorso ha portato alla nascita della mostra interculturale intitolata «TerraDesign. Radici d’argilla, visioni digitali: il design della terracotta tradizionale tra radici e AI», promossa dal CPIA 3 Roma in stretta collaborazione con il SAMIFO (ASL Roma 1). L'esposizione è allestita negli spazi dell'Open Space del SAMIFO, in Corso Vittorio Emanuele II n. 343 a Roma.

«Questa mostra nasce come percorso didattico e d’esame e si è trasformata in un potente strumento di dialogo interculturale», spiega Marina Campagna, docente referente del progetto. «Nelle nostre aule lavoriamo ogni giorno con una comunità straordinariamente ricca e variegata: oltre 19 studenti partecipanti a questo progetto, tra cui richiedenti asilo, rifugiati, personale diplomatico e persino alcune religiose giunte a Roma da ogni angolo del mondo. Mettere al centro dell'innovazione digitale la loro memoria e le loro radici dimostra come la scuola pubblica sappia valorizzare la ricchezza culturale di ciascuno».

Superare i tabù attraverso la tecnologia

Per gli studenti del CPIA, l'uso delle tecnologie generative ha rappresentato una doppia opportunità: apprendere competenze digitali avanzate e rielaborare in modo personale elementi profondamente legati alla propria storia.

«Ho scelto di reinventare la Bulaa, un vaso di terracotta del mio Paese che conteneva le offerte per gli antenati: birra di miglio ed erbe medicinali», racconta Yampahouindè Kabore. La Bulaa, secondo la tradizione locale, poteva essere realizzata esclusivamente da donne non fertili e la sua trama ricca di spine serviva a scoraggiare qualsiasi manipolazione ritenuta profana. «Ho voluto superare queste limitazioni. Ho chiesto all’AI di spogliare il vaso, di metterlo a nudo e di far sfuggire dinamicamente gli spunzoni per allontanarmi metaforicamente dal passato. Per me rappresenta le radici, ma anche la riconquista della libertà».

Oggi Yampa lavora nell'assistenza agli anziani e studia con l'obiettivo di diventare operatrice socio-sanitaria (OSS). Vedere il proprio lavoro esposto in un contesto pubblico è una sorpresa inattesa: «Se il mio vaso venisse prodotto? Non ci ho mai pensato, ma sarebbe bello. Io, però, da sempre voglio lavorare nel mondo della cura: è il mio sogno».

Il ruolo dei CPIA tra inclusione e innovazione

L'esperienza del CPIA 3 di Roma evidenzia la trasformazione in atto nei Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti, istituzioni della scuola pubblica statale spesso poco conosciute ma fondamentali per la coesione sociale e l'integrazione linguistica e digitale. Accanto ai percorsi per il conseguimento dei titoli di studio e all'apprendimento dell'italiano L2, la didattica per gli adulti si apre sempre più alle nuove tecnologie. Per chi desidera informazioni sui corsi e sull'offerta formativa, è possibile consultare il sito istituzionale del CPIA 3 di Roma.

Nell'ambito dell'esposizione, martedì 22 settembre alle ore 16:00 è prevista anche una tavola rotonda di approfondimento. Demoetnoantropologi, esperti di intelligenza artificiale, critici di design, curatori e giornalisti si confronteranno sul ruolo che i linguaggi digitali possono svolgere nel preservare la memoria storica e nel dare nuova vita alle tradizioni popolari.