L'ipotesi di introdurre un tetto rigido alla presenza di studenti con cittadinanza non italiana nelle classi torna a dividere il mondo della scuola e la politica. L'annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riaperto un confronto serrato tra chi sostiene la necessità di fissare quote numeriche per favorire l'integrazione e chi, a partire dai dirigenti scolastici, evidenzia i vincoli pratici e organizzativi che rendono complessa l'applicazione di un vincolo uniforme sul territorio nazionale.
La posizione dei presidi: il nodo della composizione territoriale
Dall'Associazione nazionale presidi (ANP) è arrivato un richiamo ai vincoli concreti con cui le scuole si confrontano quotidianamente. Il presidente nazionale dell'ANP, Antonello Giannelli, ha osservato all'agenzia ANSA che, se sul piano prettamente didattico l'obiettivo dell'integrazione equilibrata è comprensibile, sul piano tecnico l'applicazione di un tetto rigido rischia di scontrarsi con la realtà demografica dei singoli contesti urbani.
Le istituzioni scolastiche, in particolare nella scuola dell'infanzia e nella scuola primaria, accolgono prioritariamente le iscrizioni delle famiglie residenti nel bacino d'utenza e nel quartiere di riferimento. Giannelli ha sottolineato come in determinate aree urbane ad alta densità migratoria — citando a titolo di esempio alcune zone di Prato, dove la maggioranza dei nuclei familiari e degli alunni è di origine cinese — l'introduzione di una soglia invalicabile porrebbe un problema immediato di gestione: le scuole non possono rifiutare o escludere i bambini residenti nel proprio territorio senza una soluzione alternativa per la loro scolarizzazione.
Dalla circolare Gelmini alle ipotesi legislative
Il tema di una soglia numerica non è nuovo nell'ordinamento scolastico italiano. Già in passato una circolare ministeriale emanata durante il mandato di Mariastella Gelmini aveva introdotto l'indicazione di un tetto del 30% di alunni stranieri per classe. Tuttavia, trattandosi di un atto di indirizzo amministrativo e non di una legge cogente, tale limite è stato storicamente accompagnato da ampie deroghe per consentire agli istituti di formare le classi in base alla reale popolazione del quartiere.
Come ricordato dall'ANP, una circolare ha natura di raccomandazione, mentre una legge imporrebbe vincoli formali differenti che richiederebbero comunque soluzioni tecniche e organizzative adeguate per non lasciare scoperte le iscrizioni.
- Riconoscibilità in classe: sul divieto di coperture integrali del volto (come burqa e niqab), la normativa generale di riferimento per i luoghi pubblici e aperti al pubblico resta la legge n. 152/1975 sulla riconoscibilità della persona. Dal punto di vista scolastico, l'ANP ha ribadito il principio di neutralità negli ambienti educativi.
- Corsi di lingua per i genitori: per quanto riguarda l'apprendimento della lingua italiana da parte delle famiglie straniere con difficoltà di inserimento, i presidi ricordano che il mandato istituzionale della scuola riguarda direttamente gli studenti, mentre la formazione degli adulti richiede strutture dedicate e stanziamenti di risorse specifici.
Le reazioni del mondo politico
Le posizioni tra le forze politiche rimangono fortemente polarizzate. Dall'opposizione, la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Luana Zanella e la deputata Elisabetta Piccolotti hanno contestato la logica dei tetti, ricordando che in molti contesti senza la presenza di studenti stranieri diverse classi rischierebbero la chiusura; la proposta avanzata da AVS è invece quella di ridurre il numero complessivo di alunni per classe a un massimo di venti per garantire un'azione didattica individualizzata. Anche Angelo Bonelli ha sottolineato che l'inserimento di quote fisse non risponde alle esigenze reali di inclusione.
Dal Partito Democratico, il deputato Marco Simiani ha chiesto di concentrare gli sforzi sull'organico, potenziando i corsi di italiano L2, l'inserimento di mediatori linguistico-culturali e i servizi di supporto alle famiglie. Critiche all'impostazione della proposta sono giunte anche dal vicepresidente di Italia Viva Enrico Borghi e dal presidente di Avanti PSI Luigi Incarnato, che hanno sollevato il tema del diritto all'accesso all'istruzione per tutti i minori residenti.
Sul fronte opposto, il parlamentare Roberto Vannacci ha espresso pieno sostegno agli annunci relativi alle limitazioni numeriche e al divieto di veli integrali, ritenendo necessario definire paletti stringenti per la composizione delle classi.



