L'intelligenza artificiale è ormai una presenza costante nella routine professionale di molti insegnanti italiani, ma il suo utilizzo resta in gran parte legato all'iniziativa personale. È quanto emerge dall'indagine “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, presentata oggi, giovedì 17 settembre 2026, al Senato della Repubblica. Per consultare i dati completi e approfondire i risultati dell'analisi, è possibile accedere al rapporto integrale disponibile sul portale ufficiale dell'Osservatorio Digitale.
La ricerca, promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP (Associazione Nazionale Presidi), ha coinvolto un campione di 1.294 docenti di ogni ordine e grado. Sebbene il campione sia autoselezionato — e quindi non rappresentativo dell'intero corpo docente nazionale — i dati offrono uno spaccato significativo sulle abitudini e le necessità di chi sta già sperimentando queste tecnologie in classe.
L'uso dell'intelligenza artificiale: una routine consolidata
Dall'analisi emerge che il 72% dei docenti intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale almeno una volta alla settimana. Entrando nel dettaglio delle frequenze, il 22% la usa quotidianamente, il 36% più volte a settimana e il 14% con cadenza settimanale. Solo il 6% dichiara di non farne mai uso.
Per quanto riguarda gli strumenti, prevale la scelta di soluzioni accessibili: il 96% utilizza funzioni gratuite, mentre il 57% si affida ad assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude o Gemini. Gli strumenti specificamente progettati per il settore didattico sono citati solo dall'11% dei rispondenti, un dato che evidenzia un ampio margine di sviluppo per soluzioni pensate per le dinamiche scolastiche.
Formazione e applicazioni pratiche
Un punto critico emerso dalla ricerca riguarda la formazione: il 67% dei docenti ha imparato a utilizzare l'intelligenza artificiale da autodidatta. Soltanto il 20% ha beneficiato di una formazione istituzionale, mentre quote minori hanno fatto ricorso a percorsi autofinanziati (7%) o al confronto diretto con i colleghi (4%).
Cosa chiedono, dunque, gli insegnanti? Non tanto lezioni teoriche sull'AI, quanto un supporto concreto e operativo. Nelle risposte aperte.
- Laboratori pratici per l'uso in classe;
- Esempi pronti all'uso e strumenti verificati;
- Indicazioni chiare sulla protezione dei dati degli studenti;
- Linee guida per l'uso responsabile e la gestione dei contenuti.
Per chi desidera approfondire le normative vigenti e le procedure per l'aggiornamento professionale, si ricorda di consultare regolarmente portali di riferimento come e, utili per orientarsi tra i bandi e le opportunità di formazione continua.
Il rapporto con gli studenti
Nonostante la diffusione, il 34% dei docenti dichiara di non utilizzare ancora l'intelligenza artificiale direttamente insieme agli studenti. Chi invece la porta in aula, la impiega principalmente per stimolare la creatività (22%) e per favorire l'inclusione e la personalizzazione dell'apprendimento (22%).
Tra i vantaggi percepiti, il risparmio di tempo svetta al primo posto (47%), seguito dalla possibilità di personalizzare le attività (15%) e dal potenziamento della creatività (14%). Parallelamente, non mancano le preoccupazioni: i docenti segnalano il rischio di omologazione degli elaborati, la perdita di creatività degli studenti (26%), il timore di ricevere risposte errate o fake news (22%) e la necessità di una maggiore preparazione specifica (18%).
L'indagine conferma, in conclusione, che la sfida per le istituzioni scolastiche non è più decidere se introdurre l'intelligenza artificiale, ma come integrarla in modo consapevole, passando da una sperimentazione individuale a un uso didattico strutturato, sicuro e supportato da una formazione costante.




