L'avvio del nuovo anno scolastico all'Istituto Comprensivo "Baccarini" di Russi, in provincia di Ravenna, parte all'insegna della protesta. Quasi l'intero corpo docente della scuola secondaria di primo grado ha deciso di proclamare uno "sciopero bianco" per l'intero anno scolastico, sospendendo tutte le attività aggiuntive e non obbligatorie, comprese le visite guidate, i viaggi d'istruzione e diversi laboratori con esperti esterni.

La decisione nasce da una forte presa di posizione degli insegnanti sul tema del lavoro extra-curricolare e del mancato riconoscimento dell'impegno profuso oltre l'orario di cattedra. Un'iniziativa che si inserisce nel solco delle mobilitazioni già avviate nei mesi scorsi da gruppi di docenti in Alto Adige su tematiche analoghe.

Le motivazioni della protesta: carico di lavoro e responsabilità

Alla base dello sciopero bianco proclamato dal personale dell'istituto c'è la denuncia di un prolungato sotto-riconoscimento del lavoro svolto al di fuori delle ore di lezione orarie ordinarie. Gli insegnanti sottolineano come la progettazione, la gestione e l'accompagnamento degli studenti durante le attività extracurricolari richiedano un consistente dispendio di tempo, risorse personali ed elevate responsabilità legali e organizzative, a fronte di una gratificazione economica e professionale ritenuta del tutto inadeguata.

I docenti della scuola media di Russi evidenziano che la disponibilità a svolgere mansioni aggiuntive ha poggiato a lungo sul senso di appartenenza e sulla buona volontà del personale. Tuttavia, la crescente burocratizzazione e il carico di responsabilità connesse alla vigilanza e alla gestione delle uscite sul territorio hanno portato gli insegnanti a fissare un punto fermo per il nuovo anno scolastico.

Cosa viene sospeso e cosa resta garantito

Lo sciopero bianco impatta in modo significativo sulla programmazione dell'offerta formativa complementare, pur salvaguardando i servizi essenziali rivolti agli studenti e alle famiglie dell'istituto.

  • i viaggi d'istruzione di più giorni e le gite scolastiche;
  • le uscite didattiche e le visite guidate sul territorio;
  • i laboratori opzionali e i progetti che prevedono l'intervento di esperti esterni.

Restano invece garantiti tutti i presidi ritenuti fondamentali per il benessere e la tutela degli alunni.

  • lo sportello d'ascolto per alunni e famiglie;
  • i progetti e le attività dedicati all'inclusione scolastica;
  • le iniziative di prevenzione e contrasto al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo.

Come funziona lo "sciopero bianco" nella scuola

Nel linguaggio scolastico, lo "sciopero bianco" non coincide con l'astensione dal lavoro prevista dallo sciopero tradizionale. L'attività didattica curricolare, la valutazione, gli scrutini e le riunioni collegiali previste dal contratto proseguono regolarmente.

La protesta si concretizza nell'attendersi strettamente ai doveri contrattuali minimi, rifiutando qualsiasi disponibilità volontaria per prestazioni eccedenti. Le gite scolastiche, le uscite didattiche e i progetti aggiuntivi, infatti, non costituiscono un obbligo di servizio per i docenti, ma richiedono la libera e volontaria adesione del singolo insegnante e l'approvazione nei consigli di classe.

Senza la disponibilità degli accompagnatori a farsi carico della continuità della vigilanza sugli studenti — anche nelle ore serali e notturne in caso di viaggi di più giorni —, le scuole si trovano nell'impossibilità organizzativa di confermare i viaggi e i laboratori aggiuntivi.

Il nodo del lavoro extra e le prospettive

La vicenda di Russi riaccende i riflettori su un tema largamente dibattuto a livello nazionale: la sostenibilità e la retribuzione delle mansioni accessorie nella scuola. Il compenso per l'accompagnamento nei viaggi d'istruzione e per le ore aggiuntive attinge al Fondo per il Miglioramento dell'Offerta Formativa (FIS) di ciascun istituto, ma spesso si traduce in cifre orarie simboliche a fronte di impegni gravosi.

Mentre la scuola media Baccarini si appresta ad affrontare un anno con una programmazione ridotta all'essenziale, la protesta rappresenta un segnale forte inviato alle istituzioni e alle famiglie sull'esigenza di ridefinire il valore reale del lavoro docente e delle attività che vanno oltre l'insegnamento in classe.