Lunedì 14 settembre 2026 è il giorno della ripartenza per circa 147mila studenti bergamaschi. Con la prima campanella che segna l'avvio delle lezioni per elementari, medie e superiori – dopo l'apertura delle scuole dell'infanzia avvenuta il 7 settembre – il sistema scolastico provinciale si trova ad affrontare una sfida strutturale significativa: l'inverno demografico.

I dati diffusi in queste ore evidenziano un trend in costante diminuzione. Per l'anno scolastico in corso, sono 25.002 gli alunni che intraprendono un nuovo percorso scolastico (prima elementare, prima media o prima superiore). Il dato più significativo riguarda la scuola primaria: i nuovi iscritti, i cosiddetti "primini", sono 7.152. Un numero che segna un calo del 20% rispetto al 2020/2021, quando i bambini al primo anno erano 8.969. In soli sei anni, il territorio bergamasco ha visto una riduzione di 1.817 alunni nelle classi prime della scuola primaria.

Anche per quanto riguarda le scuole medie e superiori si registra una contrazione degli iscritti al primo anno, rispettivamente 8.842 e 9.008, a fronte dei numeri più elevati registrati nel 2020/2021.

Le novità didattiche e l'edilizia scolastica

Oltre al mutamento demografico, l'anno scolastico 2026/2027 porta con sé importanti cambiamenti nel piano di studi. Nelle scuole primarie il programma di italiano viene rinnovato, ponendo maggiore enfasi sulla grammatica, la sintassi, la scrittura in corsivo e la memorizzazione di poesie, oltre a un potenziamento dello studio dell'informatica e della lingua inglese. Per le scuole medie, una delle principali novità è l'introduzione del latino come materia opzionale a partire dalla seconda classe. Sul fronte delle superiori, entra a regime la filiera tecnologico-professionale 4+2, con una riforma che coinvolge gli istituti tecnici fin dalle classi prime.

Il rientro in aula riaccende anche il dibattito sulle infrastrutture. Elena Carnevali, sindaca di Bergamo e delegata Anci all’Istruzione e all’edilizia scolastica, ha sottolineato l'importanza di non limitarsi alla costruzione di nuovi edifici. "Il raggiungimento dei target PNRR per l’edilizia scolastica dimostra che Comuni e Città hanno saputo trasformare le risorse in interventi concreti, ma un edificio, da solo, non è un servizio: servono personale, manutenzione e risorse stabili", ha dichiarato la sindaca.

Tra le criticità sollevate, spicca la carenza di personale educativo, definita dalla sindaca come un possibile "collo di bottiglia" per il sistema, unito alla necessità di una strategia nazionale per l'edilizia che risponda alle sfide della crisi climatica. L'obiettivo primario resta quello di contrastare la povertà educativa, garantendo che le differenze territoriali non si traducano in disuguaglianze nell'offerta dei servizi, assicurando gli stessi diritti a tutti gli studenti, indipendentemente dal Comune di residenza.

In questo contesto, il messaggio dell'assessora ai Servizi per l'infanzia, educativi e scolastici, Marzia Marchesi, invita alla collaborazione tra le istituzioni e le famiglie: "La scuola è il luogo dove si impara innanzitutto che siamo diversi, nei caratteri, nei gusti, nelle capacità, nella cultura. Ed è il luogo dove possiamo mettere in atto la concordia, che non vuol dire negare queste differenze, ma riconoscerle e metterle a disposizione per costruire un bene comune".